KING KURT – Ooh Wallah Wallah (Jungle)

I King Kurt. I ratti alcolizzati degli anni Ottanta.

Sorci che annusavano il culo ai mille gatti che popolavano la scena rockabilly di quegli anni.

Chi avrebbe potuto sognare di dividere il palco con loro? Nessuno.

Quei pochi che si limitarono a volerne condividere la sala durante i loro spettacoli finirono nella migliore delle ipotesi coperti da albume d’uovo come feti strappati troppo prematuramente al ventre materno. Ma già con dei ciuffi di capelli disumani.

Nell’ipotesi peggiore, legati mani e piedi alla Ruota della Sfortuna e costretti a bere da una pompa da giardino, fino al ricovero in Pronto Soccorso.

Altro che politically correct, Pubblicità Progresso e Fronte del Palco.

Siamo negli anni Ottanta e l’imperativo è divertirsi.

Ma i King Kurt sono un passo oltre.

Mentre tutte le gang di rockabilly si sforzano di credere che stiano suonando all’Arnold‘s convinti che Arthur Fonzarelli possa uscire dai cessi del locale da un momento all’altro e salire sul palco per complimentarsi per la loro versione di Be Bop A-Lula, i King Kurt trasformano tutto in una burla prima, in un tormento subito dopo, lasciandovi in bocca l’amaro gusto di una risata pagata cara.

Guasconi, volgari e guastafeste.

Li avreste presentati a vostra madre, vi stareste tenendo il sedere ancora oggi.

Il disco esce in origine nel 1983 su Stiff e ne vengono tratti tre singoli tutti riproposti in questa nuova edizione che invece è datata 9 Ottobre 2009.

Se ve ne parlo solo adesso è per risparmiarvi una figura di merda coi regali di Natale o, peggio, di San Valentino.

Lì vanno bene le raccolte con le campanelline o i cuoricini disegnati fuori.

Figuratevi portare in casa della fidanzata o della suocera un disco con delle scimmie etiliche in copertina. E con un intero DVD che mostra i ratti in azione.

Quindi mi dovete un favore.

L’altro fatevelo voi: portatevi a casa un’oretta di malsano divertimento.

E finitela di abbuffarvi di dischi che sono un abominio di buone intenzioni, un candido monumento all’introversa gioia del piangersi addosso, una scampanellante passeggiata con le renne di Santa Claus.

Compratevi qualcosa di realmente demente, di realmente sconcio, di realmente barbaro, di realmente su di giri.

Che tanto, a farvi annientare dal dolore, vi basterà mezz’ora davanti alla tivù, ai fessi che ancora la guardate.

 

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro

king-kurt-ooh-wallah-wallah

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