PLAN 9 – Keep Your Cool and Read the Rules (Pink Dust)

Chiariamo subito un malinteso: i Plan 9 con la scena neo-garage degli anni Ottanta c’entravano poco o niente. Un equivoco nato dalla pubblicazione di un mini album d’ispirazione Pebbles su etichetta Voxx ad inizio carriera e che qualcuno ha frainteso per anni. I Plan 9 sono una guitar-band figlia dei funghi acidi dei Grateful Dead e di altre comuni di svitati degli anni Sessanta e dei Settanta, dai Lothar and The Hand People dei quali riprendono, proprio su questo disco, la bellissima avanguardia freak di Machines ai Fugs, dall’Experience hendrixiana alle visioni espanse dei Third Barbo.

Quando incidono questo loro capolavoro hanno ben quattro chitarre in officina. La copertina non è più quella fluorescente di Dealing With the Dead ma è ugualmente visionaria e splatter come un Dalì in fuga con Rick Griffin. L’opera è di Richard Kenneth Sloane, l’ artista italoamericano che disegnerà le storiche copertine per Accused, Upset Noise e delle seminali raccolte di pepite garage Vyle Vinyl per la High Noon Recordse che lavorerà più tardi con i Guns ‘n Roses.

R.K. è morto quattro anni fa.

Lui non leggerà questa recensione ma credo non l’avrebbe letta comunque.

Dentro si muove la musica del gruppo del Rhode Island (nel frattempo approdato alla corte dell’ Enigma assieme a una manciata di altre guitar-bands dell’epoca  come True West, Green on Red, Rain Parade, Leaving Trains, Giant Sand, Wipers, ecc. ecc.) che ci accoglie col pigro tappeto elettrico di That‘s Life prima di virare al suo terzo minuto di vita in una versione corretta di Fire di Hendrix.

Poor Boy, a ruota, ha quel taglio leggermente nervoso che qualcuno ricorderà nei primissimi R.E.M. e nei Feelies.

The Beast Was an Old Tale, 11th Hour e Hot Day sono l’archetipo della canzone psichedelica di stampo Plan 9 con questa mandria di  chitarre che scorrazza libera lungo queste terre polverose ma sempre un po’ plumbee.

For Hillary ha un suono liturgico imposto dall’organo Super Continental di Debora DeMarco e che ritorna anche su House Of Painted Lips pure se immerso dentro un’atmosfera da rituale blasfemo che pare rubato alle messinscene sacrileghe dei Virgin Prunes.

Le due mini-jam di King 9 Will Not Return e Keep Your Cool sono invece la dimostrazione pratica di quanto lo spirito dei Plan 9 sia completamente libero da ogni prigione “di genere”, men che meno da quelle un po’ legnose del garage-rock.

All’epoca nel gruppo gira ancora John DeVault, aspirante film-maker, che realizza pure un video della title-track, rimasto inedito per più di venti anni senza che se ne accorgesse nessuno, neanche dopo essere reso pubblico.

Ma forse dei Plan 9 tutti si conserva poca memoria, così come di ogni gruppo incatalogabile e perennemente fuori moda. Qualcuno per caso si ricorda di bands stratosferiche come Electric Peace, Stewed o Texas Instruments?

Niente, inghiottiti dalle polveri sottili.

Per sempre dispersi tra i peli pubici della generazione I-pod, a mordicchiargli i coglioni mentre scelgono la canzoncina n. 4 della lista n. 6 della cartella n. 3 sulla playlist n. 8 e si mettono in calzamaglia sul loro tappeto fitness.

 

 

 

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro

R-1496542-1255109354

Annunci

2 thoughts on “PLAN 9 – Keep Your Cool and Read the Rules (Pink Dust)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...