AA. VV. – Children of Nuggets (Rhino)

L’idea della Rhino, dopo aver pubblicato due cofanetti fondamentali per il recupero delle Nuggets, è quella di investigare ora sugli effetti che quella idea partorita dalla mente di Lenny Kaye nel lontano 1972 avrebbe avuto per la generazione successiva. I bambini della Nuggets-generation erano ragazzi educati a rispettare le leggi dei loro padri putativi. Chi visse come me quel periodo si ricorderà il purismo filologico, l’emulazione esasperata, il rigore estetico, il recupero storico di cui molte bands si fecero portabandiera. L’eremitaggio cui si confinò Shelley Ganz degli Unclaimed o le missive datate ’66 inviate da Greg Prevost (eravamo ancora in fase pre e-mail) erano solo la punta dell’iceberg di un fanatismo a volte davvero sconsiderato.

Dappertutto, ma davvero dappertutto, la rinascita obbligata del vero rock ‘n roll passava attraverso il recupero della musica di estrazione sixties. Fosse essa il folk rock elettrico dei Byrds, il country della International Submarine Band, le visioni espanse dei Jefferson Airplane, l’urlo sguaiato dei Sonics, il R&B misogino dei Pretty Things, la psichedelia lunare di Syd Barrett, il beat sporco di soul dei Creation. Il vaso di Pandora schiuso con l’uscita di Nuggets e delle sue dirette eredi (Pebbles, Rubble, Back from the Grave, Garage Punk Unknowns, ecc) aveva condizionato le scelte estetiche di un numero incredibile di teenagers e aveva indicato loro una strada che non passava necessariamente per le latrine di suoni sintetici in cui affondavano le frequenze delle college radio di allora. Children of Nuggets, tradendo platealmente le aspettative di tanti nostalgici e puristi della scena neo-sixties anni ’80 che si aspettavano la raccolta garage-punk definitiva si riallaccia al concetto base delle Nuggets originali, a quel crocevia di emozioni vicine più per momento storico (il quadriennio ‘65/’68) e per affinità ideologica (la scoperta del ruolo sociale del teenager, delle sue frustrazioni, delle sue devianze) che per contiguità stilistica. Tra la psichedelia torbida degli Electric Prunes e il beat possente dei Remains c’erano distanze estetiche immense, così come tra il blues scolpito nella roccia dagli Shadows of Knight e quello sciolto nell’acido dagli Amboy Dukes. La scelta di Alec Palao è la medesima: i quattro CD di Children of Nuggets non hanno nessun vincolo di “genere”. Tutto è fuso assieme, messo gomito a gomito, quasi alla soglia della rissa. Dal garage-punk vintage di Chesterfield Kings, Lyres o Cynics al Paisley di Rain Parade o Dream Syndicate, dal power pop di Inmates, Last, Stems o Barracudas al pastiche psichedelico di Dukes of Stratosphear e Julian Cope, dal jingle-jangle di Three O’Clock, Church e dei Primal Scream al rock acido di Screaming Trees, Died Pretty e Green on Red, dal R&B di Crawdaddys e Tell-Tale Hearts al brit-pop antidiluviano dei La‘s, dal rock ‘n roll catacombale dei Cramps a quello intriso di soul di Creeps e Prisoners. Tantissima roba. 100 pezzi in tutto. Col solito corredo di foto bellissime e di fondamentali note di copertina che sono ormai marchio di garanzia della Rhino. Tante anche le assenze, ovviamente. E ognuno compili la sua lista. A me personalmente sarebbe piaciuto vederci dentro anche Gories, Wylde Mammoths, Sick Rose, Stairs, Plan 9, Things ad esempio. Una valigia di ricordi incredibile per chi ha vissuto quegli anni. Un autentico pozzo di primizie per chi vive il rock ‘n roll di oggi con l’entusiasmo con cui noi lo fecimo allora. E che ne venga travolto, come noi lo fummo ascoltando per la prima volta Psychotic Reaction nella sua forza originaria.

 

 

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro
Childrenofnuggets

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