MC5 – Sonic Revolution: A Celebration of The MC5 (MuscleTone)

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La parola Rivoluzione è un termine inflazionato. Usato a mò di slogan generazionale pur avendo ormai da tempo perso il suo valore shockante. Non sfugge alla regola nemmeno questo DVD dedicato a un evento che di Rivoluzionario ha avuto ben poco: è lo show Londinese tenuto da Wayne Kramer, Michael Davis e Dennis Thompson il 13/03/2003 con un gruppo di special guests e sponsorizzato dalla Levi‘s. Una tristezza infinita simile alle conventions dei reduci del Vietnam. Un repertorio inviolabile, ovviamente, ma tenuto su con i puntelli. Dave Vanian privo di grinta sembra il vampiro di se stesso, mentre Ian Atsbury è già la caricatura Morrisoniana che si muove ora tra i rifiuti dei Doors. Molto meglio il buon Lemmy che arroventa di armonica Sister Anne ma tutto lo show è la negazione stessa del concetto furioso di rock ‘n roll show. La sezione migliore, anche se breve, è affidata a qualche reperto d’epoca (tra cui una preistorica esecuzione di Black to Comm) che accresce il senso di smarrimento acuendo il confronto tra quello che fu e quello che è, oggi, il mondo degli MC5.

 

                                                                                                Franco “Lys” Dimauro

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THE THANES – The Thanes of Cawdor (DDT)

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Al loro esordio nel 1987, i Thanes costituivano un caso anomalo nel panorama neo-garage mondiale. Mentre la maggior parte delle band della scena sembravano votate ad un primitivismo che raggiungeva vette sempre più paradossali ed esasperate, il gruppo di Edinburgo faceva tesoro dell’esperienza psichedelica dei Green Telescope azzerando le boccacce punk dei Belsen Horrors e dei November Crimes (le band punk in cui Lenny Helsing aveva militato alla fine del decennio precedente) per creare uno stile aderente a quello di tante minuscole formazioni della scena beat sommersa degli anni Sessanta facendo leva più sulle sua capacità intrinseche di autore, interprete e musicista che su un’immagine aggressiva da cartoon troglodita. Il cambio repentino di sigla, proprio a ridosso dell’esordio discografico dei Green Telescope, serve a definire ancora più chiaramente il distacco dalla scena psichedelica in favore di un suono che elegge il dutch-beat, il folk rock e il maximum R ‘n B a proprio modello di riferimento e che suscita l’immediato rispetto di Terry Gibson dei Downliners Sect. che si fa carico di scrivere le note di copertina del loro fantastico E.P. di debutto.
The Thanes of Cawdor esce a pochi mesi da quello e, nonostante il buon livello, modera un po’ gli entusiasmi. Perlomeno il mio.
L’album sfodera cinque cover abbastanza ricercate (Kicks and Chicks degli Zipps, Some Kinda Fun di Chris Montez, She Was Mine dei Beaux Jens, Where Have All the Good Times Gone degli Allusions e Cold As Ice di Peter and The Blizzards) e nove originali firmati dal gruppo ma manca, come era stato per Hey Girl sul disco minore, il pezzo folgorante, il classicone capace di marcare il territorio, il prodigio che può elevare l’album da abile esercizio di riscrittura a nuovo disco di riferimento. Il suono del disco, seppure ricercato e vintage, manca inoltre di struttura e di dinamica. I suoni sembrano affiancati o sovrapposti piuttosto che amalgamati, cosa ancora più evidente quando fa la propria timida apparizione il pedale fuzz (le cover degli Allusions e degli Zipps) e se i quattro di Edimburgo sembrano aver affinato le orecchie, non altrettanto si può dire delle loro dita, ancora legnose. Quello che emerge è piuttosto un “mood”. Un’idea di suono. Un concetto di musica fedele alle impronte digitalI di band come Pretty Things, Outsiders, Kinks e Beau Brummels che i Thanes svilupperanno ancora, e meglio, nei successivi venticinque anni di carriera.

 

Franco “Lys” Dimauro

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