KING KHAN AND HIS SHRINES – Three Hairs and You’re Mine (Voodoo Rhythm)

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Se vi state ancora lagnando dei soldi spesi per l’ultimo Jon Spencer, oltre a cambiare critico di fiducia, vi invito a rubare Three Hairs and You‘re Mine di Mr. King Khan and His Shrines. Punkettone (ex-Spaceshits) convertitosi al soul, questo sporco meticcio di Re Khan tira fuori un party-album capace di mangiarsi ogni disco di Spencer da 5 anni a questa parte e di provocare movimenti al basso ventre degni di un live-set di James Brown. Merda, questa è soul music col pepe al culo (Kukamonga Boogaloo, Don’t Walk Around Mad, Live Fast Die Young, The Mashed Potato Itch, Tell Me….provate a resistergli e, se così fosse, fatevi controllare dal vostro urologo, NdLYS) capace di quelle classiche pause pomicione (Fool Like Me, Shivers Down My Spine) che ti fanno rallentare il culo per tentare l’operazione-rimorchio classica di ogni festa.

Disco del mese.

Di tutti e dodici.

Franco “Lys” Dimauro

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…A TOYS ORCHESTRA – Tecnicolor Dreams (Urtovox)

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Qualche tocco dolente di piano ed eccoci sprofondati nel mondo malinconico dell’Orchestra dei giocattoli, stavolta imprigionato nella maglia rem delle nostre giungle oniriche.

Un technicolor che funziona malamente, assestandosi su tonalità smorzate di blu, viola, grigio e giallo paglierino. Come certi sogni che non atterriscono ma ti fanno svegliare con un gusto amaro in bocca o come certe foto che non vedevi da tanto, troppo tempo e mollemente fluttuanti nella memoria. Indierock da buco allo stomaco. Sprofondato in una cameretta arredata con i carillon degli Eels e gli orologi a cucù dei Radiohead, le lampade a luce fredda dei Black Heart Procession, le tende di John Lennon, i palloncini colorati dei Built to Spill, i comodini scrostati degli Sparklehorse e l’abat-jour col gambo arrugginito dei Coldplay.

Romanticismo spietato, come quando da ragazzini ascoltavamo Nightporter dei Japan e ci immaginavamo questa solitudine che sovrastava ogni cosa, raggomitolati nei nostri cappotti grigio fumo, schiacciati come mosche sul parabrezza.

Uno struggimento che affiora spesso tra le pieghe (ma sarebbe meglio dire piaghe, NdLYS) di questo disco (Letter to Myself, Santa Barbara, Panic Attack # 3 solo per nominarne qualcuna) e alimenta questo languore che ti spacca come una ferita. Tecnicolor Dreams ambisce a qualcosa che va oltre l’ascolto distratto o “di compagnia”, è un disco che sputa dolore e chiede le attenzioni di una moglie malata. E di certo non chiede di essere portato con voi assieme alle racchette da beach*tennis e ai frisbee che state preparando per le vacanze.

 

 

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro

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RUBBER CITY REBELS – The Akron Years – 1977 (Wizzard In Vinyl)

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È da un po’ che l’etichetta del Sol Levante sta lavorando per portare alla luce tesori dimenticati di una delle stagioni più bistrattate del rock ‘n roll, ovvero quella del power pop. Nella sua collana RPG ci sono dei dischi di grande interesse per i pochi contagiati da quella febbre. Tra tutte brilla questa prima sortita nel pattume dei ribelli dell’Ohio, figli minori del rock sfacciato e bastardo dei Dictators e di Alice Cooper che aggiunge 9 tracce live al loro storico split-Lp coi Bizarros. Un pezzo come Kidnapped è autentica urgenza teen, essenziale e bavosa di libido adolescenziale. Il finale dedicato alla ripresa live del minor-hit Just Like Me sputa fuori le loro radici garage. In aggiunta alle tracce audio pure un mini-documentario di 20 minuti che ci riavvicina a questi fiori metropolitani cresciuti tra le tossine dei Devo.

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro


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