THE SICK ROSE – Renaissance (Synergy)

All’epoca della sua uscita, pochi furono teneri con un disco come Renaissance.

Ma Renaissance non era un disco che chiedeva tenerezza.

Chi lo compra in quell’ormai lontano 1992 si trova in mano una rosa che ha ormai perso quasi tutti i suoi petali.

Luca Re è rimasto l’unico tassello saldo tra la nuova storia e quella passata.

Si trova a dover spiegare ai nuovi amici Roberto Bovolenta (ex-Voodoo), Giorgio Cappellaro (che da lì in avanti rimarrà nei ranghi della band), Pippo Demasi (oggi uno dei più quotati dj dell’area urbana torinese) e Luca Mangani (futuro Amico di Roland assieme a Rhobbo Bovolenta e qui coautore di tutti i pezzi assieme a Luca Re) quello che vuole fare dei Sick Rose: una band dal suono martellante e ferocemente metallico e probabilmente lui fu più bravo a spiegarlo a loro di quanto lo sia io a spiegarlo a voi. Perché, malgrado all’epoca i puristi del sixties-sound (in parte illusi dalla pubblicazione di Floating che andava a riabbracciarsi ad alcune marcate influenze beat, NdLYS), avessero storto il muso in una smorfia di orrore, il suono di Renaissance si mostra la naturale progressione del suono stradaiolo di Shaking Street e prodotto al passo con i tempi. Un album che non tradisce ma allarga le radici della musica dei Sick Rose e che solo gli stupidi nostalgici del fuzz e del Farfisa fanno finta di non comprendere.

Un destino che i Sick Rose possono “vantarsi” di condividere con gli americani Miracle Workers, anche loro vittime di scelte spesso incomprensibili per il cervello medio dei propri ammiratori (ricordate lo scalpore che suscitò la scelta di inserire in scaletta una cover dei Black Sabbath, all’epoca di Live at The Forum? NdLYS).

Le chitarre di Rhobbo e Giorgio sono fumanti bracieri che riaccendono le ceneri di Cyril Jordan, Ron Asheton, Ed Kuepper, Mick Ronson, Wayne Kramer, Rick Nielsen, Deniz Tek, come nel ruggito del bridge di Alive and Well  (dove vengono doppiate dall’armonica di Sergio Chiorino dei Wells Fargo), nel wah wah che inghiotte il rock ‘n roll di The American Dream e l’inaugurale Cheating o nella potente fuga metallica di See the Glow ma sono pure docili amache capaci di cullare le sognanti ballate elettriche di Now She Comes in Color e Abbie‘s Dolls.

Renaissance conferma l’eclettica capacità della band torinese di rinnovarsi nel segno del più tenace amore per il rock and roll. Lontani dall’ombra dei Blues Magoos e dei 13th Floor Elevators, verso una sfida nuova, piena di sinistri presagi.  

 

                                                                                    Franco “Lys” Dimauro

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