THE POLICE – Synchronicity (A&M)

Sotto l’ombra dell’albero delle banconote cresce la serpe dell’odio. Synchronicity, il disco che i Police realizzano quando sono pronti a sistemare il loro trono in cima al Pianeta Terra, è un disco imbevuto di odio. Il pomo della discordia è quello che sarà ricordato dal mondo intero come il maggior successo commerciale del gruppo e dal sottoscritto come la canzone più brutta di tutto il loro repertorio. Si intitola Every Breath You Take, un irritante brano che nella sua descrizione di un amore possessivo fino alla claustrofobia lascia trasparire la visione distorta in direzione egocentrica e totalitaria che Sting sta maturando all’interno del gruppo. Il bassista la presenta al resto del gruppo registrata su un nastro con la sua voce che biascica le sue parole di gelosia su qualche accordo elementare di organo Hammond (che verrà mantenuto sulla versione definitiva, pur se suonato su un più confortevole sintetizzatore Oberhaim). Quando Summers e Copeland si mettono all’opera per vestire la canzone dei soliti vestiti Police, Sting decide che è il momento di prendere il sopravvento imponendo al batterista un accompagnamento elementare, privo di qualsiasi inventiva. È il momento in cui il rapporto già incrinato tra Sting e Stewart Copeland (ovvero le personalità più forti e con maggiori velleità artistiche all’interno del terzetto), si spezza definitivamente. Il resto, quel poco che resta tra la registrazione dell’album e il tour che lo porterà in giro per il mondo, è solo una questione di cifre da spartire. Giudicare però un intero album solo dal singolo che lo rappresenta è sempre fuorviante o superficiale. Synchronicity è un album disomogeneo e scostante. Non del tutto indisponente e detestabile nonostante l’aria elegante e ricercata che spesso si cuce addosso, nonostante l’etnico da salotto che offre in qualche occasione, nonostante l’ostentazione di una raffinatezza irritante e un rabbonimento delle vecchie intemperanze giovanili reso manifesto su molte delle sue tracce.

Tra i capolavori da salvare innanzitutto Mother, una squilibrata e demente liturgia elettronica scritta da Copeland che liricamente si colloca in netta antitesi con le smanie tiranniche di Every Breath You Take. Quindi i due movimenti della title-track, incalzanti e anthemiche rock songs dal passo fiero e dalla mascella implacabile. Imperdibili pure la pregevole Miss Gradenko offerta in sacrificio da Andy Summers e infine la cantilena eterea di Wrapped Around Your Finger, una nauseabonda dondola di sincopi reggae rallentate all’inverosimile per permettere l’entrata ad effetto del ritornello e l’incalzare ritmico dell’ultima strofa. Una esoterica danza pneumatica sui giochi di ruolo, sui legami di potere e sul loro simbolismo da cui è impossibile sfuggire per l’atmosfera di sognante disillusione che la contraddistingue. Un altissimo e lambiccato esercizio di stile, banalizzato forse da vendite milionarie ed esaltato invece da un video dall’eleganza austera e severa.

Il resto è il preludio alle lacche dello Sting solista che verrà di lì a poco.

Il commissariato si svuota. Arriva la buoncostume.

 

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro

Police-album-synchronicity

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