THE REVELLIONS – The Revellions (Dirty Water)

0

Dublino. Non proprio il posto a cui si pensa quando si parla di garage-punk ma che grazie ai dischi di Urges prima e Revellions ora rischia di diventare un posto seducente, la giusta caverna dove rifugiarsi godendosi la rivincita del “resto del mondo” contro la stagnante scena garage americana. E’ da lì che provengono i Revellions, nati come band strumentale dedita allo sfregio elettrico di standards surf e blues, prima che l’incontro con Alì, (proveniente proprio da una cover band blues della città, NdLYS) desse al gruppo la forza per credere nella propria abilità a scrivere pezzi autoctoni. Una rottura che ha prodotto un disco impressionante, fumante di  echi di Standells, Stomachmouths, Cannibals, Dick Dale e Fuzztones (dei quali i nostri suonano una Ward 81 da manuale).

Sono dischi come questo o come quegli altri recenti sputi di Tunas, Kits, Movie Star Junkies, Haxixins, J.J. Revue, Vicars, Pirate Love, a ridare vigore e a far bollire la temperatura dei termometri del rock ‘n roll più debosciato e spavaldo: 10 tracce di garage punk maniacale, percorse da scorie surf (provate ad azionare il tasto surround mentre ascoltate, che so, Telling Lies piuttosto che Down On Your Luck per tacere di Groundswell o la criptica Not the Attraction e verrete inghiottiti dentro vibrati e vortici super-panoramici, NdLYS) e suonate con attitudine loud-fi. Che vuol dire volumi folli e sporcizia vintage ma anche attenzione al “giusto” dettaglio.

Fermata obbligatoria per ogni garage-maniac.

                                                                                               

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

revellions%20album%20sleeve

THE UGLY BEATS! – Bring On the Beats! (Get Hip)

0

L’inizio è sconfortante: I’m the One è una canzone dei Ramones senza i Ramones. Quindi inutile.

Il resto del primo lato mostra mestiere e conoscenza della materia ma questo non è un compito di latino, è rock ‘n roll perdio. Niente alunne dietro i banchi ma sopra i banchi, semmai. Le cose si aggiustano sulla B-side (o nella seconda metà del CD, se preferite): l’apoteosi garage di I’ll Close My Eyes è vero nettare sixties-punk ma per bere a quella coppa dovrete prima sorseggiare la deliziosa ballata di Done With Me condotta dall’organo di Jeanine, il gran gusto mostrato dalla ripresa di Filthy Rich pur senza reggere il confronto con l’originale degli Outsiders (Wally Tax, R.I.P.), lo strumentale Get Up, beat organistico da party e soprattutto Don’t, Girl abile jingle jangle con memorie di Paisley Underground che è altro vertice del disco. Ascoltatelo a rovescio.

                                                                                     Franco “Lys” Dimauro 

front

THE DEADLY SNAKES – Ode to You (In the Red) / THE HORRORS – Vent (In the Red)

0

Se vi sta scoppiando il perineo a furia di ascoltare l’ennesima band che si diverte a fratturare le ossa al blues con una chitarra scordata e un rullante, ecco qui il rimedio per voi di nuovo avidi di ascoltare un disco radicale ma, per Dio, suonato come una big band. Al terzo LP i Deadly Snakes di Toronto si superano con un disco che sputa la loro passione per TUTTA la musica roots americana bianca e nera e comincia a schiaffeggiarti subito: Closed Casket è una miscela incestuosa fra la Watch Band di Milkcow Blues e il Dylan di Tombstone Blues. I Can’t Sleep at Night fa ancora meglio, sfiorando la perversione R ‘n B dei Gruesomes di Hey!. A sei minuti dallo start, sai già che non scenderai giù tanto facilmente a fine corsa. Più che necessario, fisiologico. Il loro vecchio producer, l’ex-Oblivian Greg Cartwight, ficca invece il naso nel nuovo disco degli Horrors che farà la gioia di quanti si sono fatti contagiare dalla sindrome White Stripes. Sono certo che un pezzo come Dragger‘s Rant farà impazzire chi si è scoperto rockettaro dopo aver sentito Fell In Love With a Girl alla radio. Buon per lui, peccato nel frattempo si sia perso i Gories e si stia ancora chiedendo chi diavolo sia Mick Collins. Gli Horrors, rievocandone il genio, ne perpetrano il ricordo. Se non comprate, morite.

 

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro

homepage_large_accc06a6

getImage