VOLTAIRE BROTHERS – I Sing the Booty Electric (Fall of Rome)

0

Il progressivo riavvicinamento di Mick Collins alle proprie radici e quindi il parallelo viaggio alla riscoperta di una forma totale di black music ha avuto risvolti inaspettati e andare indietro con la mente ai tempi dei Gories ascoltando il nuovo disco dei Voltaire Brothers è operazione mnemonicamente complessa e tutt’altro che lineare. Rivitalizzato con i Dirtbombs il cadavere del blues attorno alle cui ossa i Gories avevano allestito il loro teatro di rock ‘n roll primitivo e basilare, Mr. Collins rivolge ora le proprie attenzioni al corpo prosperoso e pingue del funky. I Sing the Booty Electric è il disco di un collettivo numerosissimo, come da grande tradizione funky: diciassette musicisti alle prese con ritmi grassi e sottilmente psichedelici, cioè dinamici ma piegati al mood più che al groove, sei composizioni medio/lunghe, con sbrodolii strumentali, spolvero di fiati, vocioni e cori black, ritmi da far tremare le chiappe, un tributo al genio sregolato di gente come Sly Stone (la title-track sembra evocare la If You Want Me to Stay della sua Family, NdLYS), George Clinton, Maceo Parker, se non Frank Zappa la cui Trouble Everyday viene qui deformata in un numero da circo funkedelico. Se avete venduto la vostra collezione di classici del blues per compravi tutta la discografia dei Parliament o la blaxpoitation da magnaccia delle raccolte Harmless, eccovi il vostro disco dell’anno.

 

                                                                                                          Franco “Lys” Dimauro

1

Annunci

GUITAR WOLF – LoveRock (Narnack)

0

Occhiali da sole inforcati sugli occhi a spicchio, aspetto torvo da truci teppisti della downtown, i Guitar Wolf sono la caricatura vivente del rocker duro e puro quindi di se medesimi. Inamovibili, irrinnovabili, senza nessuna volontà e nessuna capacità di progredire. O li ami, o li odi. E se li odi, il loro disco (questo o uno dei tanti che lo hanno preceduto poco importa) non riesci a farlo andare avanti oltre la seconda traccia. Vuoi per il disastro elettrico dei loro strumenti, vuoi per la voce perennemente sulla soglia del fastidio di Seiji (cosa che l’uso del dizionario giapponese non fa altro che amplificare). Se li ami, viceversa, il nuovo disco offre altre 17 esplosioni di quel r ‘n’ r disgustoso e disastrato di cui Guitar Wolf sono padroni assoluti. Io francamente lo trovo un po’ eccessivo. Che non è di per se un male, se non fosse un eccesso fine a se stesso.

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro

R-1660537-1297040323

THEE OH NO‘S – Out of the Garage and into the Shed (Ski Mask)

0

Uno dei segreti meglio custoditi dell’underground garage/trash. In giro dal 1997, solo oggi il nome degli Oh No‘s che pure ha girato a fianco di gente come New Bomb Turks, Hi Fives o Man or Astro-man? esce dai confini frastagliati degli USA in virtù di questo disco comunque reperibile solo d’importazione. Schegge impazzite di un‘etica trash vicina a quella di bands di primati come Mummies o Coyote Men, un garage punk grezzo, sguaiato e troglodita, figlio degenere del northwest punk dei Wailers, veloce ed essenziale, suonato su accordi paleolitici e con una tecnica minima. Numeri come Dumb Deaf + Blind, Fill That Cup, Molly e lo stomp Diddleyano di Oh No Man fanno di loro gli unici a poter reclamare l’eredità dei gloriosi Gruesomes. Autentica merda garage-trash. Tiratelo fuori assolutamente; P.O. box 41753 Mesa, AZ 85274-1753.

 

 

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro

R-3908907-1348875360-8348