THE STABILISERS – Last Chance Saloon (Skipping Musez)

Gran bel colpaccio per Giacomo Roversi e la sua Skipping Musez essersi assicurato i servigi della miglior punk band attualmente in circolazione nel Regno Unito: signore e signori, ecco a voi The Stabilisers!!! Facile farsi contagiare dell’entusiasmo ora che sembra venir fuori la rock ‘n roll band definitiva da ogni buco dell’Inghilterra, della Svezia o degli Stati Uniti. E facile pure essere diffidenti, oggi che ogni culo che si muove in cantina tira fuori scorregge che puzzano di rock ‘n roll, vedere indifferentemente alla voce Jet oppure mezze seghe.

Eppure, malgrado sia lecito aspettarsi (anzi, da parte mia, sperare) che gli Stabilisers beneficeranno dell’high-visibility cui la neo-rock ‘n roll scene sta godendo in questi ultimi due anni, sono qui a dirvi che l’Inghilterra non partoriva un disco contagioso come Last Chance Saloon da almeno cinque anni a questa parte. Avendo assistito da vicino al difficile “parto” del disco e avendoci dunque familiarizzato già parecchio tempo prima della sua pubblicazione ufficiale che arriva solo ora parlo dopo aver metabolizzato i tipici entusiasmi da primo ascolto. Un disco di punk ‘n roll come non ne sentivo da tempo, marcio e anthemico, immerso nel punk rock asciutto degradato e assassino che veniva fuori dai dischi di bands come Undertones, Buzzcocks, Purple Hearts, Clash, Generation X, i primissimi Cure. Allan Crockford (Prisoners, SolarFlares, Prime Movers, Headcoats, tra i suoi trascorsi) dimostra ancora una volta di aver assorbito e digerito anni di ascolti fino a renderli parte integrante del suo DNA compositivo e pezzi come Frustraction, Born to Kiss Arse, 100 Year Old Riff o Shit List sono in grado oggi di reggere il confronto con i classicissimi del punk britannico senza doversi contagiare con merdate hard rock per far bruciare gli amplificatori. Non sbagliano un colpo gli Stabilisers, e sono sberle che fanno male. Roba che dovrebbe far sparire un sacco di gentaglia convertita al punk rock e che rilascia le interviste solo nelle salette privè degli uffici delle major del disco.

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

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