GREEN ON RED – Gas Food Lodging (Enigma)

Gas Food Lodging lo acquistai in musicassetta nel 1985, da Top Ten.

Già, perché allora esistevano ancora le musicassette e Top Ten, negozio di dischi per corrispondenza con sede in Salsomaggiore Terme.

Ecco perché il mio Gas Food Lodging, uno dei dischi più deliziosi del catalogo Enigma, inizia con quella rapida sequenza di suoni che, nei nastri più evoluti, servivano per regolarizzare in automatico il settaggio Bias del lettore.

La chitarra del nuovo arrivato parte solo sette secondi dopo.

Lui si chiama Charles William Prophet.

Per gli amici Chuck.

Anche se qui si fa chiamare Billy the Kid, più in omaggio a Dylan che a Henry McCarty.  

Un ragazzone di Whittier innamorato di country e folk music che Dan Stuart ha voluto accanto a se per rimpiazzare la sei corde precaria di Matt Piucci e quella altrettanto provvisoria di Steve Wynn.

Si sono conosciuti un bel po’ di mesi prima al Ruthie‘s Inn di Oakland.

Prophet e Stuart continueranno a registrare dischi in coppia fino al 1992, quando le strisce verdi e rosse saranno ormai sbiadite.

Ma Gas Food Lodging è ancora il documento di una coppia appena sposata.

Le foto sorridenti, le smorfie di complicità, l’amore che non teme ancora di appassire, il sesso a tutte le ore, la condivisione e tutte quelle robe lì. 

Come fu per i Byrds una volta innestato l’elemento Gram Parsons, l’arrivo di Chuck Prophet sposta l’asse del suono dei Green on Red verso una più spiccata anima tradizionalista, asciugando l’acido dei primi dischi con dosi abbondanti di terriccio folk e concime country, del tutto contestualizzata in quel recupero di suoni roots che la scena Paisley sta tirando fuori col badile. Ne viene fuori un disco che, pur perdendo il fascino malsano degli inizi, riesce ad imprigionare l’ascoltatore rispolverando l’amore per Dylan, Fogerty, Springsteen, Young e facendoci sentire tutti un po’ più yankee. Tutti un po’ cowboys. Tutti cercatori d’oro. Tutti un po’ più fieri e selvaggi.

Tutti con una pistola in pugno. O alla tempia.

Tutti fuorilegge. E tutti fuggitivi.

Presto, molto presto, la fuga dalla prigione si rivelerà tuttavia una prigione essa stessa. Ma Gas Food Lodging ha ancora una sua intensità, un suo senso, una sua fierezza. Restaurando il rock di frontiera, ce lo faceva apparire quasi nuovo, per chi lo aveva frequentato poco e per chi ci aveva fatto dimora tanto tempo prima.

Nessuno credeva più al sogno americano, in cuor suo, però questo era un modo per non farsi cogliere di sorpresa dal suo incubo.  

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro  
   

cover (1)

  

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2 thoughts on “GREEN ON RED – Gas Food Lodging (Enigma)

  1. Ciao Franco, che gioia leggerti quotidianamente. Si tira fuori il disco, lo si riascolta dopo qualche tempo di fermo hi-fi e il divertimento è, come sempre, garantito. Per non dire di tutte le scoperte fantasmagoriche che mi stai facendo fare. Solarflares su tutti! Anni che non facevo così tanti complimenti ad uno del mio stesso sesso! Ora, fammi aggiungere una cosetta. Qualche settimana fa ho scritto una educatissima lettera al Mucchio ed un’altra altrettanto amichevole a Rumore – cazzo, sono tipo parenti, li compro da sempre – lamentandomi della bruttissima piega che stanno prendendo. Il Mucchio l’ha pubblicata (intitolandola immagino sarcasticamente “Rock’n’Roll!”), Lo Mele invece, molto gentilmente, mi ha risposto con una lunga mail. Tra le altre cose denunciavo la sostanziale assenza di originalità nei contenuti. In breve: Rumore uguale al Mucchio entrambi uguali a Pitchfork. Detto, fatto. Questo mese escono con la stessa copertina. UGUALE!!! La stessa foto, pure fastidiosetta, di St. Vincent. Capirai poi l’urgenza, neanche fosse uscito il discone degli anni 10! Io sarò pure, come ha alluso Lo Mele, un “reduce del Garage” ma il loro masochismo non ha eguali. C’è più passione in tre righe delle tue recensioni (di una qualsiasi) che in tutte le loro strategie social-editoriali. A domani, ciao

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    • Neppure io ne ricevo spesso da gente del mio stesso sesso. Ahahahah. Le riviste sono fatte per vendere. E finchè il pubblico comprerà, anche criticandole, avranno comunque ragione loro. Il mio blog è un sito amatoriale. Termine che deriva da “amatore” e che viene spesso usata dai “professionisti” in termini denigrativi. Qui non ci sono strategie. Non ci sono copie da vendere, lettori da circuire, case discografiche e distributori da acconentare, pubblicità da barattare. Scrivo per me stesso, sull’ onda emotiva di un disco, delle sensazioni o dei ricordi che mi evoca, cosa che peraltro facevo anche quando lavoravo (senza stipendio) su qualche rivista. Ecco uno dei motivi per cui mi hanno messo alla porta. Ma lo dico senza rancore. Semmai col rammarico che attraverso quei canali potevo raggiungere più persone di quanto ne raccolga con la rete. Ma sono certo che qui arriva qui non ci arriva a caso. E mi sta bene così. A presto,

      Lys

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