VERDENA – Requiem (Black Out)

Dopo anni di concerti in cui si sono spesi senza tregua e tre dischi mutanti per i Verdena è venuto tempo di raccolta. E Requiem ha già dal titolo un’aria di celebrazione marmorea e definitiva: un approdo. La musica dei Verdena sceglie di farsi carne, si immola definitivamente all’altare dei suoi santi pagani (Nirvana, Mudhoney, Soundgarden, QOSTA, Motorpsycho), si fa asciutta, arida, prosciugata. Come nell’iniziale invocazione di Don Calisto che pare un osso dei Mudhoney gettato in pasto alle nuove generazioni. Il suono è volgarmente elettrico, scuoiato, parossistico. Non avrà altre copie lungo la scaletta ma serve per dare il “senso” dell’opera: il suono si sfoltisce e recupera l’essenzialità che le ultime prove in studio avevano frodato in cambio di dilatazioni hippiedeliche che qui sono solo lambite e non approfondite. Requiem è un disco che abbonda di canzoni, più che di allucinazioni, con le parole di Alberto perfettamente spalmata sul tappeto di suono che le accoglie e una ridimensionata voglia di “straripare”.  

 

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

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