RAMONES – Brain Drain / Mondo Bizarro / Acid Eaters / ¡Adios Amigos! (Captain Oi!)

Comincia dalla fine la benemerita label inglese dedita al recupero e di materiale storico di stampo punk/oi!/ska/mod, per dare il via all’annunciato percorso di riedizione del catalogo della band dei fratellini Ramones. Da quando Joey, Dee Dee e Johnny non ci sono più siamo tutti più soli e i bollettini medici di Marky non ci lasciano spazio per i sorrisi. Questo tanto per chiudere con una frase retorica e banale una piccola parentesi dedicata alla nostalgia. Siamo certi i fratellini non gradirebbero un eccesso di vertigine emozionale, meglio piuttosto sucarsi questi liofilizzati di cultura teen che, col passare degli anni, era precipitata dalla serie B alla serie Z. Films horror e cartoons avevano finito per risucchiare i 4 monellini di New York.

I Ramones degli ultimi anni di carriera erano ancora più fumettistici di quanto lo fossero nei primi anni di carriera, quando posavano addossati alle mira scalcinate dei loro vicoli newyorkesi. Ma andiamo con ordine: Brain Drain è il disco del 1989, quello del successo di Pat Sematery commissionata al gruppo da Stephen King in persona e della chiusura del contratto con la Sire che li aveva tenuti in “ostaggio” dalla nascita e dalla prima uscita del 1976. Brain Drain segna anche il ritorno di Marky dietro i tamburi e l’addio di Dee Dee che mollerà la band da lì a poco pur continuando a flirtare col gruppo fino alla fine.

Musicalmente lo reputo uno dei dischi più deboli della discografia Ramonesiana assieme a Pleasant Dreams e Subterranean Jungle. Allontanandosi da certi eccessi degli album che lo avevano preceduto al giro di boa degli ’80 e che avevano spostato il mirino del gruppo verso lidi hardcore e hard-rock la band di Joey ma nel tentativo di non ricadere nel clichè-Ramones dei dischi “classici”, il gruppo si circonda di compagnie eccellenti (dal Dictators Andy Shernoff a Richie Stotts dei Plasmatics passando per Bill Laswell e Daniel Rey) ma il disco risulta dipersivo, poco dinamico, incerto, trascurabile. La rinascita è segnata dalla uscita di Mondo Bizarro, tre anni dopo. Il contributo di Marky e del dimissionario Dee Dee è fondamentale in fase di scrittura, con pezzi del calibro di The Job that Ate My Brain, Poison Heart (che sarà anche l’ultimo singolo per la band), Anxiety (Marky continuerà a suonarla con gli Intruders, ma la voce di Skinny Bones non era quella eternamente infantile di Joey e il giocattolo non era più dunque la stessa cosa, NdLYS), Main Man da annoverare tra i classici del gruppo. Dello stesso periodo è la version di Spider Man che è stata qui acclusa come bonus (in origine uscita sulla versione americana di Adios Amigos!) ma ciò che costituirà la chiave di volta per la nuova avventura dei Ramones sarà un’altra cover: Take It as It Comes dei Doors suggestionerà a tal punto il loro nuovo manager Gary Kurfirst da convincerlo ad invogliare il gruppo a farne un singolo attorniato da altre piccole “nuggets” del periodo d’oro del rock riviste secondo l’ottica pop-punk tipica dei Ramones.

Mesi di ascolti e di divertite sessions a base di covers dei perduti anni sessanta daranno come risultato non più un extended play ma un intero disco di covers. Acid Eaters è il titolo scelto per il disco del 1993: 12 brani (13 in questa ristampa che aggiunge la bonus dell’edizione giapponese ovvero Surfin’ Safari dei Beach Boys, NdLYS) pescati nella rete dell’età d’oro del rock. Amboy Dukes, Who, Stones, Max Frost and the Troopers, Jefferson Airplane, Animals, Love, Dylan, Seeds, Creedence, Troggs, Beach Boys e Tom Waits (ma la cover di I Don‘t Wanna Grow Up finirà sul disco successivo) sono i “prescelti” per questa messe di pepite (quasi) incontaminate. Il tiro dei Ramones funziona soprattutto su pezzi come The Shape of Things to Come, Out of Time e (ovvio!!!) Surf City ma l’intero disco ha per i Ramones (e per chi l’ascolta) un effetto rigenerante. Il gruppo è ancora circondato da amici eccellenti (stavolta ecco comparire Sebastian Bach degli Skid Row, la majalissima Traci Lords e addirittura Pete Townshend) e da una fiducia di pubblico, critica e contrattuale crescente.

Gli effetti benefici della sbornia sixties si manifesteranno due anni dopo con l’uscita di ¡Adios Amigos!, il disco che segna, sin dal titolo, l’addio del gruppo alle scene. Introdotto da una copertina orribile (due dinosauri con i sombreri, terrrrribile!!!) e dallo “scarto” lasciato dai mangiatori d’acido di cui vi ho già detto, ¡Adios Amigos! è il commiato degno di una band di primordine come i Ramones. È un disco dove viene fuori tutta la classe del gruppo e che è marchiato, oltre che da un songwriting praticamente insuperabile, dalla figura “rampante” di CJ che si impone come vocalist in cinque delle quattordici tracce (anche qui c’è una bonus track, ovvero R.A.M.O.N.E.S. dei Motörhead cantata appunto da CJ in maniera eccelsa) e come autore anche se i veri classici sono quelli firmati da Dee Dee (The Crusher e Cretin Family su tutte).

Era il 4 Luglio del 1995. Tredici mesi dopo, a conclusione del loro ultimo trionfale tour, i Ramones non esistevano più. A Joey veniva diagnosticato un tumore che lo avrebbe portato via nella Pasqua di sei anni dopo. Giusto in tempo per portare con se il ricordo di una New York ancora tagliata verticalmente dalle Twin Towers. Restavano solo dei cloni. Irritanti, il più delle volte. Irrilevanti, in ogni caso. Addio.

 

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...