DINOSAUR JR. – Dinosaur / You’re Living All Over Me / Bug (Sweet Nothing)

Non bisogna scavare nemmeno troppo in fondo per stimare l’impatto di J Mascis sull’alternative-rock Americano dei tardi anni ’80. I Dinosaur Jr. furono, una volta messo a fuoco il loro stile, un vero uragano, una autentica bufera di elettricità feroce. Background hardcore, come del resto la quasi totalità delle bands coeve (Minutemen, Replacements, Meat Puppets, Hüsker Dü…) e la smania di plasmare quella nevrosi in forme nuove, inedite, guardando indietro verso la tradizione e cercando di forzarla in avanti. Nel caso dei Dinosaur fu soprattutto Neil Young a essere preso di mira, depredato di quelle sue ballate sonnolenti per essere centrifugato in un maelstrom di distorsioni al limite del parossismo. Le ristampe della Sweet Nothing riguardano i primi tre albi del gruppo del Massachusetts, con un accurato repackaging e l’aggiunta di tracce video: l’esordio, per l’occasione ribattezzato con il moniker definitivo della band dopo essere stato pubblicato allora come Dinosaur, è in realtà ancora “altro” rispetto a quello che sarà lo standard del gruppo. Serve piuttosto come manifesto di rinnovamento dopo le sfuriate hardcore dei Deep Wound, con un suono ancora ingenuo, vulnerabile, poroso. Il riferimento più prossimo sono i R.E.M. (Forget the Swan) e i Meat Puppets (Cats in a Bowl, Does It Flow), mentre le tracce di quello che verrà dopo sono rivelate da Repulsion e Severed Lips. In mezzo, il capolavoro del disco, ovvero quella Gargoyle da molti ormai dimenticata. I volumi si fanno insostenibili sul disco successivo, che archetipizza il suono dei Dinosaur sin dall’apertura: Little Fury Things è puro Mascis-style: voce intorpidita e stonata, tappeto di distorsione aperta, assolo sbavoso e dissonante. Feedback e wah wah fanno il vuoto attorno a loro, impadronendosi dello scenario in maniera totale, appena solcati dalla voce lamentosa di Mascis. L’approdo alla SST non poteva essere migliore, esplodendo in tutta la sua forza deflagrante e ponendo, in chiusura, le basi per la nascita del movimento lo-fi: Poledo scritta da Lou Barlow è il prototipo dello slacker-pensiero, in questa ristampa schiacciata dal colosso di Just Like Heaven aggiunta come bonus anche in versione clip. Uguale ai Cure da far paura allo stesso Mascis che volutamente cercherà di abbrutire il pezzo in qualche passaggio. Bug consacra il gruppo come icona del nuovo rock, prima di venir soffocato dallo straripamento del fiume grunge. Registrato all’allora mitico Fort Apache, regala alla storia dell’indie-rock almeno 4-5 capolavori: Freak Scene, No Bones, They Always Come, Yeah We Know, Budge sono autentiche ferite aperte sul cadavere del cantautorato americano (ascoltate i fendenti che lacerano il tessuto di No Bones o la galoppata wah wah di Yeah We Know, NdLYS), è pelle scorticata, dolore lancinante subito addolcito dalla ugola rattrappita di J. Mascis. Oggi come allora, è come ficcare le dita in un cavo elettrico.

                                                                                                                 Franco “Lys” Dimauro

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