AZTEC CAMERA – Knife (Rough Trade)

Quando arriva l’autunno del 1984, la pesante pioggia annunciata sul disco precedente arriva copiosa sulla copertina di Knife.

Orgoglioso e compiaciuto del suo inequivocabile gusto chitarristico, Roddy Frame vuole stavolta un produttore che esalti queste qualità. La scelta ricade addirittura su Mark Knopfler, ovvero quanto di più lontano dall’estetica neo-esistenzialista dell’epoca Postcard che li aveva allevati quando erano dei pulcini.

Strano quindi che alla fine Knife non sia il disco guitar-oriented che, un po’ timorosi, ci si aspetta. In fin dei conti la presenza di Knopfler diventa invasiva solo in una delle otto tracce, la prolissa e irritante (per chi non sopporta il suono dei Dire Straits come me, NdLYS) Backwards and Forwards. Per il resto l’azione di Mark Knopfler non riesce a penetrare all’interno di una formula espressiva che lui disconosce. Si diverte a prendere in giro la band chiamando Malcolm Ross “Eric” (con riferimento a Clapton) e Campbell Owens “Clarke” (con riferimento altrettanto irritante a Stanley Clarke) e alla fine cerca di coprire tutto con qualche tastiera (affiancando il suo tastierista di fiducia Guy Fletcher alla band) e qualche inserto di fiati cercando di far leva sull’amore dichiarato di Roddy Frame per il suono nero di Stevie Wonder, Prince, Michael Jackson come dimostrano i riff funky di Still On Fire, Just Like the USA e All I Need Is Everything, gli assi pigliatutto dell’album, ridondanti, pletorici e sovrabbondanti dal punto di vista strutturale (il terribile synth e i fiati trionfali che innaffiano la prima, lo smalto sintetico che soffoca la seconda, la lunga coda in cui si spegne la terza quasi a voler dimostrare che se il mercato reclama un hit – e All I Need Is Everything ha tutte le carte in regola per esserlo – il cuore di Frame non ha ancora abdicato da una certa afflizione adolescenziale) ma efficacissimi da quello melodico. E’ grazie a questi, tuttavia, che Knife entra nella storia e nella memoria collettiva. Gli Aztec Camera così come li avremmo voluti (anche per trovare un’alternativa diurna al nostro peluche preferito) finiscono qui.  Quello che verrà dopo è un affare personale di Roddy Frame. Ma pure, ahinoi, un brutto affare.

 

                                                                                    Franco “Lys” Dimauro

 Aztec Camera - Knife (1984)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...