ARETHA FRANKLIN – Just a Matter of Time (Kent)

Avere in mano un petardo e non riuscire a farlo scoppiare.

È quanto accadde alla Columbia tra il 1960 e il 1966 e raccontato dentro questa raccolta di cocci. Sono gli anni antecedenti al passaggio alla Atlantic e alla sua esplosione nel firmamento della soul music inaugurata con la pretesa di restituzione di quel “rispetto” che Otis Redding reclamava per se e per la sua condizione biologica e sociale di maschio e finita facendo incetta di Grammy Awards. Diciotto. Un record imbattuto fino alla notte dell’8 Febbraio 2004.

Un risarcimento commerciale e morale che le garantirà la stima e la notorietà che vi stanno ancora oggi spingendo a curiosare tra queste mie righe.

Prima, dicevamo, c’era stato il tentativo fallito di accendere quella miccia. Qualche ballata, l’interpretazione di qualche hit pop del momento, parecchi standard, soprattutto jazz. Ma la forza redentrice della Franklin era già tutta lì, tra lo shuffle di Hands Off e lo scattante swing di Rough Lover.

La Signora del Soul, come le banalità suggeriscono.

Il più veloce ascensore tra voi e il vostro Dio, più verosimilmente.

 

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro   

index

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...