BLACK MANILA – Beach Parade (SnakeTown)

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Il singoletto dello scorso anno, uscito ad Aprile e finito nel mio lettore a Luglio, è stato uno dei miei preferiti dell’Estate 2013. Poi l’estate finisce e, manco il tempo di far asciugare il costume e ti ritrovi la casa piena di palle da appendere all’abete e il profilo facebook stuprato da una lista di auguri finti come la neve in bomboletta.

Io quest’anno ho sapientemente evitato la seconda tortura ma non la prima.

Sotto l’albero, la consueta sfilza di regali incartati tutti uguali, la parata dell’inutilità a forma di pacchetto regalo.

L’unico ad arrivare inatteso e senza confezione è stato questo EP dei Black Manila, scaricabile gratuitamente dal loro bandcamp e intitolato Beach Parade, in omaggio a quello che era il nome originario del trio londinese.

Si comincia con la zompettante Keep Your Head On che a me ha ricordato tantissimo quello che facevano anni fa band come Zutons e Coral e di cui adesso temo non si ricordi più nessuno. Lo strumentale che intitola il lavoro è ricco di richiami surf così come Bicho Raro scherza con la musica di frontiera americana, in un polveroso tex-mex che sembra parodiare i Calexico usando le facce da paraculo degli Stairs.

Il quarto asso calato dai Black Manila è All For You.

Ovvero il garage come era stato registrato all’anagrafe di New York da Jonathan Richman e Lou Reed.  

Dura un quarto d’ora, ovvero due volte la durata di una scopata dell’italiano medio.

Ma la sorpresa più amara arriva solo ad eiaculazione avvenuta. Ovvero quando i Black Manila annunciano con le loro facce da schiaffi, che si sono sciolti.

Lo spirito beffardo del Natale.

           

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro

Black Manila - Black Manila Beach Parade - cover

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THE 13th FLOOR ELEVATORS – Bull of the Woods (Charly)

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Le gesta dei folli ascensori texani tornano spesso a far capolino sulle nostre colonne, a dimostrazione di un lascito emotivo ed artistico ancora vivido e tenace. Bull of the Woods è il disco di un gruppo in mutazione. O, se preferite, in decomposizione. Quello che ne esce è un disco imperfetto, forsanche mutilato (sentire un pezzo come Down by the River, platealmente irrisolto), comunque meno straniante. La spirale alienante e psichedelica dei primi Elevators ha fatto posto a composizioni meno visionarie. Questa bella ristampa offre però ben 30 minuti di bonus tracks tra sessions in studio e estratti dal finto Live del ’68 che possono invogliare chi è ancora fermo ai due dischi indispensabili del gruppo di Erickson ad avvicinarsi al rock ‘n’ roll obliquo di Livin’ On o al caleidoscopio spaccato di May the Circle Be Unbroken.

 

                                                                                              Franco”Lys” Dimauro

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THE GRUESOMES – Gruesomania (Ricochet Sound)

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Chi ne fu immune era di certo refrattario alla furia teenage del vero rock ‘n roll.

Perché si, insomma, non aveva la portata pandemica della Beatlemania e nemmeno della Rollersmania dei decenni precedenti ma la Gruesomania era l’epidemia a cui era impossibile sottrarsi se si era esposti alla febbre della restaurazione neo-garage dei medi anni ‘80: acconciature funghiformi, gilet e cravattini in pelle, pantaloni a tubo, il tutto tenuto in piedi su stivaletti dal tacco cubano.

Fuori dalle scene che “contavano” (quella californiana e quella newyorkese, NdLYS) i Gruesomes si avventavano sui resti della b-culture giovanile con la voracità e l’essenzialità di autentici punk allo sbaraglio fottendosene delle competizioni e del rigore filologico. Se sull’esordio aveva ridefinito i canoni del suono troglodita delle minuscole teen-bands dei sixties, è qui che la band diventa conscia dei propri limiti ma anche delle proprie capacità, riuscendo a reggere un repertorio selvaggio e spiritato (fino a sfociare nelle epilessie convulsive di Outta My Mind e You Say Yeah) ma tingendolo di smorfie black e siglando il proprio capolavoro. Dig it!!!!!

 

                                                                                                      Franco “Lys” Dimauro 

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