BOOHOOS – Here Comes the Hoo 1986-1987 (Spit/Fire)

In un Inferno migliore di questo i BooHoos sarebbero stati la band perfetta.

E per chi c’era, in quegli anni pieni zeppi di mon-claire e facce da MTV, lo furono per davvero.

Chi vi dirà che, fossero nati oggi, i Boohoos sarebbero un gruppo di “successo”, che oggi i tempi sono “maturi” per il loro assalto sonoro, che questo sarebbe stato il momento giusto e blabla vi sta raccontando un sacco di balle. Il suono tossico dei Boohoos di questi due primi lavori colava sperma e sangue, roba che ancora oggi viene venduta “in vitro” esibendo le cosce delle pop-star di turno o il make-up di orridi gruppazzi metal truccati come se fossero sopravvissuti a chissà quale guerra nucleare e che invece perdono il cerone sotto il calore dei riflettori.

La musica dei Boohoos non raccontava menzogne.

Ecco adesso riapparire il loro fantasma, dopo anni di silenzio che devono essere costati fatica e dolore, dopo i fiotti di rumore che i Boohoos ci versarono addosso nel quadriennio ‘86/’89.

Quattro anni in cui l’unica regola era non risparmiarsi, nemmeno a livello personale.

Dopo, non si sarebbero più sprecati nemmeno per rivendicare il ruolo di prime movers che la storia deve loro o per inghiottire le palle di canfora dal baule dei ricordi.

Come se le sabbie mobili si fossero chiuse su una delle rare vicende del rock tricolore ad avere un suo senso, un suo peso specifico: un esordio folgorante, con le dita infilate nelle prese elettriche del Michigan Palace mentre Iggy si sfregia il torso con i petali di vetro che il suo pubblico gli regala. Il suono tossico di The Sun, the Snake and the Hoo colava sperma e sangue, e buttava giù le pareti, sul serio.

Richiudendo la cerniera con una cover di Search & Destroy che chiuderà le bocche proprio a tutti, per anni.

Un suono che apre presto le cosce al glam chiamando tutto il lerciume del rock all’adunata  alla corte di Bacco: Marc Bolan, Barrett, l’Iguana, Lou Reed, Bowie, Alice Cooper, i Fuzztones, Roky Erikson, le NYDolls e i Godz, insieme per banchettare nell’orgia dionisiaca di Moonshiner. Il timbro dei Boohoos diventa nero e fluorescente, come se Ziggy Stardust stesse suonando sopra l’ossario di Bela Lugosi. Era il fracasso di un mucchio di gente incapace di badare a se stessa ma che stava scavando l’asfalto con le unghie pur di allacciare le fogne di Berlino e Detroit con quelle di Pesaro, Italia.

Rocks for Real inclinava infine l’asse verso lo sleaze e lo street-rock e aggiungeva alla cartina una tappa obbligata a Los Angeles, rimanendo comunque perfido e malsano, anche se meno indispensabile.

I sogni durano sempre poco, ma alcuni ti lasciano segni che difficilmente andranno via dalla nostra pelle. I Boohoos questo sono stati: un sogno deviato da cui ti svegli con la cute sfilacciata. Here it comes…..

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

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