THE DIRTBOMBS – If You Don‘t Already Have a Look (In the Red)

0

L’idea originaria era di registrare una quindicina di singoli e scomparire dai libri di storia, semmai qualcuno ce li avesse ficcati dentro. Invece i Dirtbombs sono diventati un affare serio, anche discograficamente parlando.

Che sarebbe quella cosa che ti spinge a incidere un album e poi un altro e poi un altro ancora. E infine li metti uno sull’altro e l’assalto alla storia lo fai dall’alto.

Però, come spiega Mick Collins nelle note di copertina di questa raccolta, “I singoli vanno dritti al cuore, ti mostrano tutto quello di cui hai bisogno. Due canzoni: BAM! Un altro singolo, altre due canzoni, BAM! Come artista, hai a disposizione non più di dodici minuti per finire il tuo lavoro e nessuno spazio per i riempitivi. Allo stesso tempo, ti rendono artisticamente libero. Puoi fare qualsiasi cosa su due canzoni e non importa se nessuno le ascolterà perché la prossima volta sarai libero di fare qualcosa di completamente diverso”.  

Questo era dunque lo spirito che animava Mick una volta sciolti i Gories.

Una band che potesse suonare diversa ad ogni canzone, senza alcun vincolo artistico.

Ecco perché If You Don‘t Already Have a Look si candida, al di là della sua natura di raccolta, a diventare il disco definitivo della band di Detroit.

Cinquantadue canzoni su due compact disc. Uno per gli originali scritti da Mick Collins, l’altro per le cover che la band ha disseminato sull’asfalto di Detroit passando senza vergogna alcuna dai Bee Gees ai Gun Club, dalle ESG ai Flipper, da Yoko Ono agli Ohio Players, da Lou Rawls agli Elois, dai Soft Cell ai Cheater Slicks, da Elliott Smith ai Rolling Stones. Tutto e il contrario di tutto.

Spirito e forma però rimangono intatte, preservate nel loro splendore lo-fi garage dalla formula elementare che le ha generate.

Voce, chitarra, basso, batteria. E tonnellate di rumore.

Quello serio.

Quello che quando lo incontri, te ne accorgi.

E qui lo si incontra spesso, fino a venirne sommersi.

E viene da chiedersi se è vero come dice Willie Dixon che gli uomini non lo sanno ma le ragazzine lo capiscono. O se, più verosimilmente, non capiranno un cazzo ne’ gli uni ne’ le altre.

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

 dirtbombs

BELFAST GYPSIES – Them Belfast Gypsies (Rev-Ola)

0

Nel 1967, mentre tutto il mondo era incantato dallo sguardo della Brown-eyed Girl narrata da Van Morrison, i fratelli Pat e Jackie McAuley, esuli dalla prima lineup dei Them, si stringevano attorno a Kim Fowley tra le pareti dei Regent Sound Studios in quel di Londra e davano nuovamente fuoco al loro amore per il R&B sanguigno e il folk ulceroso. E così, mentre ciò che restava dei Them migrava in Texas a sprofondare in una psichedelia che non le apparteneva, lo spirito che animava i loro primissimi shows sul palco della Maritime Dance Hall, postaccio per marinai sbronzi in quel di Belfast, tornava di nuovo a bruciare. Se le covers di It‘s All Over Now Baby Blue, Boom Boom o Hey Gyp poco aggiungono alle autopsie effettuate simultaneamente dagli stessi Them o dagli Animals, sono gli originali del gruppo a marchiare questo LP uscito in origine per il mercato svedese dove i Gypsies godevano di ottima reputazione: il Diddley-sound che fa vibrare piccoli gioielli di R&B albino come People Let‘s Freak Out o il restyling di Midnight Train, le roche ballads Portland Town o Crazy World e le frenesie urbane di Gloria‘s Dream (una Gloria parte seconda, a tutti gli effetti) e Secret Police sono il vero asse di equilibrio su cui si muove il lavoro qui arricchito dal primo EP per la Vogue (inciso ancora come Them, NdLYS) e del primo 45 e che rappresenta una perla per tutti i fanatici del 60‘s-sound.

 

                                                                                 Franco “Lys” Dimauro

Them+-+Belfast+Gypsies+-+LP+RECORD-284450

PURPLE HEARTS – Beat That! (Captain Mod)

0

Autunno 1979: Frank Roddam e gli Who traslano Quadrophenia sul grande schermo. Buona parte di chi va nelle sale cinematografiche in quei giorni non ne uscirà come vi era entrato. L’universo mod evocato dalla pellicola, coi suoi eccessi ma anche con le sue regole stilose, affascina migliaia di ragazzi in tutto il mondo. Molte formazioni di matrice punk, avendo già rielaborato i canoni del beat più energico, trovano nel suono secco ma elegante di bands come Who, Kinks, Creation, Plastic Penny o Fleur De Lys il proprio scudo, portando a compimento il recupero nostalgico già avviato da bands come Jam o Secret Affair. Più o meno analogo il copione pure per i Sockets, minuscola punkgang di Londra che avrebbe dato vita a uno dei più longevi culti di area mod-oriented: i Purple Hearts. Il loro debut album e i coevi 45 giri usciti sempre su Fiction Records, tutti compresi in questa ristampa, sono quelli che mostrano la fase esteticamente e musicalmente più legata all’hard beat di Pete Townshend e Paul Weller e che la band avrebbe presto tradito in favore di un suono più fumoso e deformato da lenti psichedeliche. Pezzi come Jimmy, Millions Like Us, Something You Can‘t Have, Frustration o Perfect World hanno invece la schiettezza tipica di quegli hit da tre accordi che l’Inghilterra era prodiga offrirci in quegli anni. Un tassello fondamentale per comprendere l’ universo mod di cui è manifesto.

 

                                                                                                          Franco “Lys” Dimauro

hqdefault

DOWNLINERS SECT – Sectuality (Charly)

0

Mettiamola così: i Downliners Sect sono stata una delle più geniali e brutali band di R&B partorite dal grasso ventre della British Invasion durante i Sessanta. Malgrado non facessero parte del sacro triumvirato R&B inglese del periodo, avrebbero inciso in maniera pesante su un bel branco di bands. Permeabile alle influenze (basti pensare a un disco come The Country Sect o alle covers di standards come Fortune Teller o Hang On Sloopy) il gruppo di Don Craine non riuscì però nel tentativo di veicolare verso il successo una macchina che in realtà avrebbe potuto osare di più. Classici sguaiati come Bloodhound, Outside o Everything I‘ve Got to Give ne erano la vivida testimonianza. In questo doppio CD i tre albums classici del gruppo usciti allora per la Columbia: un pachiderma indispensabile nel vostro zoo privato.

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

 

MI0002044861