CHRISMA – Chinese Restaurant / Hibernatiòn / Cathode Mamma (Polydor)

Nessuno capì bene se ci fossero o ci facessero ma di certo dei Chrisma si fece gran parlare (e vedere) alla fine degli anni ‘70. Loro erano il lato più scandalistico del punk, ovvero l’unico che allora interessava gli italiani. Così, dopo l’esordio in chiave afrobeat di Amore, i Chrisma decidono di mettere scompiglio e cavalcare l’onda del sado-punk: Christina canta senza mutande al Festivalbar e Maurizio rilascia interviste ficcandosi la spilla da balia sulla guancia e simulando mutilazioni on stage: un gossip eccentrico e provocante utile ai giornalisti x gettare merda sul punk, una macchina spietata per fare clamore e alimentare facili scandali. I primi due LP sono pura avanguardia per la musica italiana degli anni di piombo, sospesa tra certo decadentismo teutonico e l’algida suburbia di Ultravox!, Kraftwerk, Suicide e Tuxedomoon ma sono soprattutto il frutto dell’ingegno elettronico dei fratelli Papathanassiou che lavorano fattivamente ai dischi. Cathode Mamma cede alle adulazioni dell’hit-parade e emigra verso un elettropop mansueto abbandonando il plumbeo e decadente minimalismo dei primi due dischi con cui i Chrisma battezzarono, con pochissimi mezzi, la nascita della new-wave italiana, in piena strategia della tensione e stragismo di Stato. Cult.

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

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