COUNT FIVE – Psychotic Reaction (Akarma)

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Signori, chinate il capo davanti ad uno dei capolavori beat punk di tutti i tempi!!! Pubblicato dalla Double Shot nel 1967, Psychotic Reaction è, a mio avviso, uno dei dieci dischi fondamentali della teen-music di sempre. Altro che le cazzate inverosimili che ci tocca ascoltare oggi, ammanettati dalla cultura McDonald‘s/MTV (paritetica, facendone un’analisi nemmeno troppo profonda). Nati a San Josè dallo scioglimento degli Squires (NON quelli di Going All the Way, NdLYS), i Count Five vennero travolti dal successo del loro primo singolo, una incredibile cavalcata psicotica figlia di Bo Diddley e degli Yardbirds infinitamente più cruda e devastante di quanto possa finire oggi nelle Top 10 di tutto il globo e tra le tracce più inquiete a finire nella lista delle Nuggets di Lenny Kaye e Jac Holzman. L’album che ne rubò il titolo ne fu il degno “contenitore” dando in pasto alla storia, in undici brani, il genio di questi cinque studenti vestiti da Conti Dracula e stregati da bands come Yardbirds, Hollies e Who. Tutto è splendido, qui dentro, dalle corse deliranti di Double Decker Bus, Pretty Big Mouth, They’re Gonna Get You alla dolcezze beatlesiane di She‘s Fine e The Morning After, dal soffice soffio psichedelico di Peace of Mind alla divertente dichiarazione di The World. L’inedito aggiunto dalla riedizione Akarma è già conosciuto ai molti maniaci dei Count V essendo Contrast già edita sulle raccolte Line e Edsel a loro dedicate. Fondamentale.

 

Franco “Lys” Dimauro

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KING KHAN AND THE SHRINES – The Supreme Genius (Vice)

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Una bestia nera. Un cuore indiano trapiantato a Montreal. Altro che banghra-pop e brimfuls of Asha. King Khan è la soul music del nostro tempo: sporca, corrotta e peccaminosa. Una creampie lattiginosa che schiuma dalla carne rosa di Tina Turner e delle Ikettes le cui goccie più dense vengono raccolte su questa coppiera della Vice. Si va dal primissimo singolo del 2000 fino all’ultimo, eccellente What Is?!, tutto senza un momento di stanca. Convulso e psicotico voodoo-funky annegato nei fiati, deformato da una eccitazione sessuale nevrastenica, tesa e malata (come nel baccanale di Sweet Tooth) o rotondo e bavoso come le natiche di una chica (Live Fast, Die Strong dal primo inarrivabile album), figlio bastardo di James Brown (Tell Me), Sun Ra, Question Mark (Land of the Freak), Screamin’ Jay Hawkins (Shivers Down My Spine) e Ike Turner (Welfare Bread).

Pochi degni di rubarle il trono, Re Khan. Il regno è Suo!

 

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro

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PETER MURPHY – Love Hysteria (Cherry Red)

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Dell’intervista all’autore annunciata con un anticipo forse poco prudente, non c’è traccia, in questa grassa ristampa del secondo album solista di Peter Murphy.

Aprire il cellophane che sigilla il doppio cd riserverà dunque questa delusione.

Le aspettative, si sa, ne riservano sempre qualcuna.

Meglio dunque affidarsi alle certezze.

Come quella di rimettere in filodiffusione, venticinque anni dopo, Love Hysteria.

Rinnovare i cattivi sentimenti che provammo allora, appena mitigati dal distacco che il tempo ci offre come conforto.

A conferma di quanto aveva lasciato intendere il disco di debutto la musica di Murphy, orfana del suono elettrico e decadente dei Bauhaus, si avvia a diventare sempre più ridondante ed esuberante, più sofisticata e funk nell’accezione che il termine aveva nel pop plastico degli anni Ottanta (durante il tour di supporto al disco, Peter è solito presentare la sua versione di Purple Rain di Prince, sbigottendo ulteriormente il nocciolo duro dei vecchi fan, NdLYS).

Più asciutte sono ovviamente le sette versioni demo presenti sul secondo cd assieme agli estratti dall’album ma ad emergere è unicamente il timbro sempre carismatico di Peter.

Il resto è roba ordinaria, pure quando vorrebbe tingersi di una qualche suggestione meno effimera, come accade nel melodramma di Time Has Nothing to Do With It.  

Quando attorno tutto sembra chetarsi, come nella lunga elegia teologica/filosofica di Socrates the Python, ecco che sembra nuovamente alzarsi dal sarcofago, come ai tempi di Bela Lugosi‘s Dead ma con una teatralità gestita adesso con la sicurezza di un attore navigato (si ascolti l’abilità con cui gioca con le vocali e le consonanti durante tutto lo srotolarsi del tormentoso finale Socrates, Pythagorus,Yin and Bloody Yang Hatha Yoga, Omm, Bennett, Gurdjieff, Jesus, Old Testament and New Libraries Full of Keys, Libraries Full of Keys).  

 

“Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di Sole:
ed è subito sera.”

 

 

                                                                                    Franco “Lys” Dimauro   

   Peter-Murphy-Love-Hysteria