MOVIE STAR JUNKIES – Melville (Voodoo Rhythm)

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Quest’anno, almeno in musica, il meglio è tutto italiano. Mojomatics, Record’s, Ray Daytona, Lilith hanno messo fuori dischi che tutto il mondo ci invidia.

All’ombra dalle grandi majors del disco che continuano ad investire sul “moderno che non turba”, sul “cattivo ma non troppo” e sull’“alternativo che fa tendenza” c’è tutto un serbatoio di menti voraci che hanno divorato i manuali del rock ‘n roll e ne stanno ora scaricando le feci. La vera giungla sfatta che può far circolare un po’ di aria malsana tra le deliziose camerette occupate da collegiali che giocano a fare i maledetti con le sponsorizzazioni delle multinazionali versate sui propri conti correnti.

Tocca ora a questo sfattissimo combo torinese segnare un’altra rete. Azione e conclusione magistrali, da antologia della moviola: Melville è un disco di punk-blues insalubre, degno del catalogo di cui fa parte ovvero quello della svizzera Voodoo Rhythm Records. Riverberi di Groupies, Birthday Party, Drones, Cramps, Beasts of Bourbon, Chrome Cranks, Black Lips echeggiano sborrosi in tutto il disco. Ma anche richiami a tre bands chiave del licantropismo blues italiano come Not Moving, Playground e One Dimensional Man.

Rubinetti da cui cola sangue rappreso, come se sulle nostre teste qualcuno avesse fatto a pezzi il corpo dell’amante, un gorgogliare limaccioso di pantani infestati da cavallette croccanti come fiocchi d’avena, latrine fatiscenti dove fumatori di crack si spartiscono donne e guadagno sputando il loro catarroso astio verso la vita (“tutti viviamo per poi morire da soli”): Melville è luogo malsano per definizione e attitudine. Nocivo e traviante come un catalogo della Crypt o le copertine di Las Vegas Grind.

Dodici originali di spappolatissimo fuzz-punk che vanno a sommarsi ai pezzi cacati come singoli negli ultimi due anni e non un brano che sia meno che indispensabile.

Tutto con un’aria maudit e alcolica degna del Gran Teatro Amaro di Cambuzat ma anche da scalcinata band di provincia come gli ultimi Black Lips. Grandiosi.

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

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AA. VV. – Maximum R ‘n’ B (Past & Present)

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Se la vostra familiarità con l’acronimo R ‘n B si ferma a quei papponi ingioiellati che affollano gli schermi delle sale fitness perennemente sintonizzati su canali musicali dalla decenza ignobile o alle loro “bitches” vestite da battone tenetevi a debita distanza da questa raccolta. E pure se foste alla ricerca del rhythm ‘n blues delle origini, quello che serviva per mettere la stella di David sulla musica di matrice black, statevi accorti: Maximum R ‘n’ B tratta di quel R ‘n B tutto bianco che bruciò l’Europa nei medi anni d’oro e che era un autentico abuso sul corpo lacero del blues. Diddley-sound ossessivo, riverbero massacrante, blues-harp sull’ orlo del collasso, movenze sconcie e ritmo parossistico. Classici del blues trattati con la soda caustica e originali come Pretty Face dei Beat Marchants, You Don‘t Love Me degli immensi Birds, Bad Little Woman dei Wheels, I‘ll Be There dei Sons of Fred e Keep Me Covered dei Frays che dovrebbero convertire CHIUNQUE al suono più eccitante mai partorito da mente umana. 27 gemme 27 che gridano vendetta.

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

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