VIC CHESNUTT – Little / West of Rome / Drunk / Is the Actor Happy? (New West)

La storia di Vic Chesnutt è una vicenda intrisa di dolore, ovvero quella di un ragazzo un po’ scavezzacollo che non è mai riuscito (e come biasimarlo per questo?) a convivere con la nuova condizione che lo ha voluto relegato a una sedia a rotelle dopo un tragico incidente automobilistico che, nel 1983, gli lasciò la paralisi permanente agli arti inferiori e una bella dose di spleen come ricordo. Fu così che, sul calare degli anni ottanta il suo modo di vedere la vita e di cantarla subì un tracollo che lo portò ad abbandonare il pop gioviale dei suoi La Di Das per abbracciare una forma depressa e intimista di canzone folk. Vic diventerà in breve un personaggio di culto venerato da artisti come Michael Stipe, Victoria Williams, Lynda Stipe, Tom Waits, Van Dyke Parks, Ian McKaye, Jonathan Richman. Da noi sarà la lungimirante Flying a favorirne l’ingresso nel circuito alternativo con la distribuzione italiana di About to Choke nel 1996. Qualche mese dopo il secondo volume di Sweet Relief (il primo era stato dedicato all’altrettanto sfortunata Victoria Williams, NdLYS) da parte della Columbia e che vedeva gente come Smashing Pumpkins, Soul Asylum, R.E.M. tributare il proprio sincero omaggio alla scrittura di Vic avrebbe definitivamente sdoganato la sua musica anche al popolo italiano. Fino ad allora, almeno qui da noi, Vic era roba per pochi. E anche ora, a causa di una distribuzione e una promozione non proprio brillanti, questa serie di ristampe edite dalla New West rischia di uscire in sordina e di mancare l’obiettivo. E sarebbe un peccato vista anche la cura messa nell’ operazione di recupero dei suoi primi quattro albums (ma credo che ci siano in previsione anche le ristampe dei titoli siccessivi, NdLYS), tutti ripubblicati con un buon numero di bonus tracks (26 in totale!!!), con gli indispensabili testi e con le note introduttive firmate via via da Michael Stipe (forse il suo fan n. 1 e comunque colui il quale si prese la briga di tirarlo fuori dal suo isolamento artistico e sociale per portarlo dentro uno studio), Jem Cohen (autore della sua celebre foto vestito da Papa, tra l’altro), Ian McKaye dei Fugazi e dal poeta Forrest Gender. La scaletta di Little comprende tutte le sessions che finiranno sul suo debutto del 1990 orfano di cinque pezzi. Si tratta del lavoro più scarno di Vic. Solo chitarra acustica e voce. Disperate, fatali. Gli interventi misuratissimi di Michael Stipe alla tastiera e di sua sorella Lynda alla seconda voce sono talmente dimessi da risultare quasi “muti”. Il capolavoro sarebbe però arrivato due anni dopo sotto il titolo di West of Rome ora ripubblicato nella scaletta voluta da Vic e Michael Stipe ma rifiutata allora dalla Texas Hotel. Tutto il resto, e anche di più, è finito in coda tra le otto bonus di corredo al disco. Il suono comincia a “colorarsi”, a trovare sfumature nuove. Chi ha amato i R.E.M. unplugged farebbe bene a inserirlo nella propria lista dei prossimi acquisti senza timore alcuno. Drunk, pubblicato nel 1993 con diversa copertina, segna una ulteriore “evoluzione” mostrando un inedito equilibrio strumentale con i musicisti coinvolti: Sleeping Man, pubblicata anche come singolo, ne mostra subito le potenzialità “commerciali”. È uno dei brani più brillanti di Vic, con tutte le carte in regole per farne un ottimo pezzo da collage radio. È il periodo in cui personaggi come Matthew Sweet e Evan Dando dominano il mercato indie rock e Chesnutt mostra come potrebbe, volendo, seguirne la scia. Volendo. Ma le charts non rientrano nei suoi piani e così ecco che il disco si richiude repentinamente a riccio su se stesso già dalla seconda traccia in poi. Da segnalare, tra le bonus tracks, una bella cover di St. Augustine di Bob Dylan, uno dei maestri dichiarati dal giovane poeta della Florida. Sarà John Keane, abilissimo a “trattare” con eroi del rock semiacustico come Indigo Girls o Widespread Panic, a mettere le mani su Is the Actor Happy? cercando di “sfruttare” le capacità comunicative di Vic dando una forma più elaborata e fluida alle composizioni del cantautore di Jacksonville. I R.E.M. scuri di Automatic For the People sono in questo caso il paragone più calzante, soprattutto a livello di affinità e sensibilità poetica. Una analogia che la voce nasale di Vic accentua in maniera ancora più pregnante. Pezzi come Gravity of the Situation o Onion Soup sono lo specchio di questa ritrovata forma intima ma non più solitaria che Vic si trova a vivere e che lo porterà a produrre altri capolavori come Silver Lake o Choke da lì a breve. In attesa di riveder pubblicati anche quegli altri scrigni di magia folk, buona caccia!

 

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro 

download

download (22)

download (23)

download (24)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...