THE TELL-TALE HEARTS – The “Now” Sound of The Tell-Tale Hearts (Voxx)

Nell’estate del 1984, mentre la band è in giro a fare concerti, Greg Shaw ha fretta di mettere sul mercato il disco di debutto di quella che egli reputa, a ragione, una band fuori dall’ordinario. Senza rispettare i patti, Mr. Bomp decide di remixare da solo le tracce di quello che sarà l’omonimo debutto dei Tell-Tale Hearts e lanciarlo sul mercato. La band si trova il suo disco in vetrina prima ancora di rimettere piede a San Diego e resta delusa a mio avviso più che dal risultato tecnico dall’atteggiamento dispotico e prepotente di Greg.
Lo scontro verbale dentro gli uffici della Voxx si conclude con la decisione di mettere in circolazione, a breve scadenza, un nuovo disco.
Registrate a pochi isolati dalle loro case, negli Swingin’ Studios di Mark Neill (il chitarrista degli Unknowns di Bruce Joyner e diventato produttore acclamato nel 2010 dopo aver messo mani su Brothers dei Black Keys, NdLYS) su un poverissimo tre-tracce (il debutto era stato registrato su un molto più moderno 24-tracce), le sei canzoni di The “Now” Sound amplificano la forza d’urto del R&B dei Favolosi Cinque con una doppia tripletta di canzoni che lasciano sconcertati per abilità di scrittura (It‘s Just a Matter of Time), struttura (si ascolti It‘s Not Me e i suoi cambi di atmosfera ma pure il ponte di No Surprise), potenza e coesione strumentale (One Girl, stuprata da un’armonica in perfetto stile Phil May), adesione (la strepitosa cover di Everything I‘ve Got to Give) e simulazione (l’animalesco sound di Bye Bye Baby) dei modelli originali.
Un disco che non “rivela” nessuna imperfezione.
I Tell-Tale Hearts diventano la band più grande del pianeta.
Sembrano sfiorare il successo, quello vero: dai concerti assieme ai Red Hot Chili Peppers e ai Cramps all’infame articolo sulle colonne di People dove i nostri vengono esibiti come manzi in bella posa dentro il Cavern Club di Greg Shaw assieme a delle modelle in mini skirt (una estenuante posa di cinque ore a fronte di una misera intervista di cinque minuti) ma senza essere di fatto menzionati nel banale articolo dedicato alla nuova scena di Los Angeles e dintorni.
Alla fine del 1986, al termine di un anno dove i conflitti tra i membri del gruppo diventano sempre più accesi, Eric Baher lascia la band, rimpiazzato da Peter Maisner dei Crawdaddys giusto in tempo per la registrazione dell’ultimo singolo pubblicato dall’australiana Kavern 7. Ancora due canzoni fantastiche. Una scritta da Ray Brandes e l’altra rubata al repertorio degli Scorpions di Manchester.
Il giorno di San Valentino del 1987 Ray Brandes manda il suo ultimo biglietto d’amore al resto del gruppo.
Il cuore non batteva più.
La villetta della Presidio Drive poteva essere abbattuta.

 
                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

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