GAZNEVADA – The Invincible Guardians of World‘s Freedom! (Astroman)  

Inutile, ozioso, anche fastidioso dirlo a chi c’era. Lo diremo allora a chi non c’era: i Gaznevada furono la prima e più importante band new wave partorita in Italia. A molte ragioni, diremo anche la più geniale. Di certo molto più spiazzante di quelle che poi conquisteranno “mercato” e visibilità come Diaframma o Litfiba tanto per fare gli esempi più clamorosi (ma entrambe le bands, come il 90% dei gruppi che nasceranno da lì a poco, subiranno almeno in origine il fascino emanato dal gruppo di Billy Blade, basti ascoltare un disco come Eneide di Krypton per averne contezza). I Gaznevada erano veramente l’onda-nuova del rock prodotto in Italia: futuristici, epilettici, moderni, affilati, contorti. Partiti dal punk bacchettone (una cover band dei Ramones praticamente), erano partiti per un altro pianeta e lì erano rimasti, dialogando col mondo dalla loro astronave di plastica e luci colorate. Ma la cosa più sorprendente è che, ascoltando ora questa ristampa della Astroman (label dietro cui si cela Oderso Rubini, allora deus-ex-machina della Italian Records e che si propone, appunto, di ristampare tutto il catalogo della prestigiosa etichetta emiliana, NdLYS), il suono dei Gaznevada è ancora oggi, 24 anni dopo, tagliente, eversivo ed epilettico come quando lo ascoltammo la prima volta. Ancor più del primo album dei Devo o dell’incerto debutto dei Talking Heads. Molto più del primo Tuxedomoon, a volerla dire tutta. Rispetto alle prime produzioni degli Skiantos che riascoltate oggi ti fanno quasi tenerezza, Sick Soundtrack e Dressed to Kill (infilati qui dentro assieme al primo strepitoso singolo e alla mitica Mamma dammi la benza dalla cassetta di Harpo‘s Bazaar) mettono ancora paura, tanto sono belli, decelebrati, psicotici. Due dischi che non sono invecchiati bene, ma non sono invecchiati punto. Minchia come eravamo belli. E si che ce ne eravamo quasi scordati…

 

                                                                               Franco “Lys” Dimauro

 

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