MADRUGADA – Madrugada (Malabor)

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Chissà perché, in un paese che ha sempre incensato gente come Jeffrey Lee Pierce o Nick Cave, i Madrugada non hanno mai ricevuto che timidi, banali consensi.
Schiva e tenebrosa, turbata dal solito spleen gotico e disperato, la musica di Madrugada è ancora una volta carica di una drammaticità tesa e asfissiante, di un lirismo nero e romantico che ti mette freddo alle ossa, che siano i grumi di piano che tratteggiano New Woman/New Man, le chitarre che gemono su What’s On Your Mind?, l’incedere da ballata degli impiccati di Look Away Lucifer o di Whatever Happened to You? dove pare rimaterializzarsi lo spettro di Troubled Joe.

Il senso di sciagura imminente che da sempre impregna la musica dei Madrugada ha stavolta avuto un risvolto realmente tragico, con la perdita di Robert Burås accorsa proprio durante l’incisione di questo nuovo disco. Circostanza che allaccia la loro vicenda umana a quella di un’altra band pervasa da un analogo senso di angoscia e di catastrofe incombente come quella dei God Machine. Grandissimo disco.


                                                                                       Franco “Lys” Dimauro

 

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THE REVELLIONS – Give It Time (Dirty Water)

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Gestazione e parto travagliato per il secondo album della miglior formazione garage della verde Irlanda. Cinque anni di travaglio che hanno un po’ stravolto l’assetto della band (adesso ridotta a quartetto) e che rischiava di trasformarsi in un aborto.

Ma alla fine, il “tempo” che i Revellions rivendicavano e che ha ironicamente dato il titolo al nascituro, ha dato un frutto insperato.

Give It Time è un bellissimo disco di garage “moderno”.

Un album dai climi cangianti in cui all’originario, incalzante garage-punk dei Revellions che “furono” si aggiunge adesso qualche inaspettata lordura Northern Soul e blues (fino alla quasi parodia dei Cubical di Somewhere in Between) e strane suggestioni Hazlewoodiane che percorrono gran parte del disco e che nella traccia conclusiva si trasfigura addirittura in una bieca ballata che sembra rubata ai Bad Seeds o ai Crime + The City Solution.

Come se i Revellions avessero messo i barattoli del miele accanto alle ampolle dell’assenzio e adesso, nella fretta di allestire il banchetto, avessero deciso di mettere a tavola le une e le altre, servendoci il miglior pasto che potevamo aspettarci.

Dopo i pasti magri delle più recenti uscite d’area garage-punk di cui il mio stereo si è ingolfato senza tuttavia saziarsi, Give It Time mette in circolo le tossine che servivano. Grazie Revellions.

 

                                                                                    Franco “Lys” Dimauro 

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HOODOO GURUS – ‘Kinky’ (RCA/BMG)

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‘Kinky’ conferma il parziale indurimento del suono avviato con l’approdo alla corte della RCA. L’enfasi dei solo di Brad Shepherd e la pressione della batteria di Mark Kingsmill sono adesso il nerbo del suono dei Gurus mentre le liriche di Dave Faulkner perdono la follia da cartoon dei primi dischi in favore di testi sempre più intrisi di amore. 

È un processo irreversibile di banalizzazione che aggiunge lacca e vernice al sound della band australiana snaturandone un po’ lo spirito iniziale ma Kinky’ rimane un disco dignitoso, pur non mostrando alcuna idea veramente nuova (anzi, riciclando senza che nessuno se ne accorgesse la Little Girlie Pearl dei nostri Sick Rose per l’introduttiva cavalcata alla MC5 di Head in the Sand, NdLYS) e facendo leva sull’ormai riconosciuta capacità di Faulkner di scrivere canzoni a presa immediata (qui vincono 1000 Miles Away, A Place in the Sun, I Don’t Mind sulle altre).  

Per la prima volta però i Gurus bucano l’appuntamento col primo posto in classifica nelle charts di musica alternativa, spodestati da un altro disco lambiccato come Out of Time dei R.E.M..

È l’inizio della bassa pressione che porterà ai dischi più appannati della loro carriera e all’ibernazione del cadavere di una delle migliori guitar-band dell’Australia.  

 

Franco ”Lys” Dimauro