SUFJAN STEVENS – (Come On Feel the) Illinoise (Asthmatic Kitty)    

Da qualche parte qualcuno continua a chiamarlo menestrello ma Sufjan è piuttosto un compositore complesso, con una passione smodata per gli arrangiamenti sofisticati e ricercati. Figlio di Burt Bacharach più che di Pete Seeger, senza tema di smentite.

L’antinomia alla dottrina low fi che ha partorito la “scena” neo-folk degli anni Novanta, con una logica da kolossal che sembra stridere con la fragilità che il concetto di “menestrello” evoca. E’ come se Paul Simon suonasse l’Aida.

Un gusto per la ridondanza e l’enfasi che Sufjan amplifica con titoli quanto meno estrosi e prolissi e un’aria da sequel hollywoodiano che sorpassa il concetto stesso di “concept-album” per diventare uno spin-off da blockbuster. Illinoise, ad esempio, è la seconda “puntata” di una ideale (e, credo, irrealizzabile NdLYS) serie dedicata agli stati americani. Un disco dalla gestazione movimentata, non tanto sul piano artistico (le “riprese” dureranno praticamente pochissimi mesi, tra l’autunno del 2004 e l’inverno dell’anno successivo, con le implicazioni metereopatiche e le suggestioni che questo implica) quanto su quello concettuale-iconografico. Succede così che il superman che vola tra i grattacieli di Chicago sotto gli occhi di Al Capone viene rimosso su pressioni della Marvel e sostituito con dei palloncini “virtuali” (nel senso che sulla copertina della seconda tiratura il cielo appare sgombro, ma se inserite il cd nel vostro Media Player, li vedrete apparire come per incanto, NdLYS) e il titolo storpiato dal “Come on feel the IlliNOISE” che campeggia sul fronte della cover, a un più canonico ILLINOIS stampato sulle alette laterali.

Un senso di incertezza che il disco in fin dei conti ribadisce: l’effetto delle partiture di Illinoise è a tratti straniante, perché l’intero album lavora per “immersione”. Lo spettro acustico si riempie, gradualmente, fino a traboccare. The Predatory Wasp, a circa metà dell’Opera, ne è un po’ l’emblema: si apre timida, canterburyana, sommessa fiorendo poi di violini prima di tramutarsi in un gospel corale che sa di Polyphonic Spree ma anche di certe progressioni armoniche reiterate care a Enya.

Sfarzoso e ingannevole, lo sfavillio di Illinoise è la celebrazione del sogno Americano. Infranto (come su John Wayne Gacy Jr.), patriottico ed epico (The Great Frontier), religioso (The Seer’s Tower), semplicemente disperato (Chicago) ma comunque narrato con lo slancio di una Odissea contemporanea. E Sufjan è un Omero che scrive tra mille voci di sirene.

                                            

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro

 

Sufjan_Stevens_-_Illinois

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