DEVENDRA BANHART – Niño Rojo (Young God)

Essenziale e spartano, con un’androginia non sbandierata ma che marcia sottopelle, insinuandosi con lo stesso diafano timbro di un Marc Bolan che, smessi i panni di rockstar, è tornato a cantare morbide ninne nanne psichedeliche. Così si conferma Devendra in questo disco, ancora una volta “vestito” dei suoi disegni dalle tinte legno e cartone e, di nuovo, registrato con la stessa semplicità con cui portava i suoi pezzi in giro per il mondo, chiusi nella cassa acustica della sua chitarra, prima di liberarli come colombi per le strade del Texas o del Venezuela. Quella stessa aria trasognata che aveva fatto innamorare Michael Gira e fatto girare i coglioni a Sammy Hagar. E che ha fatto di Devendra una delle poche star credibili nel circuito indie della prima metà di questo decennio. È lui l’ideale figlio dei folletti passati sui ciottoli del nostro bosco incantato: Syd Barrett, Roky Erikson, Daniel Johnston, Marc Bolan, Nick Drake, Robyn Hitchcock, Donovan. Ma le passioni del nostro si spingono in realtà ben oltre, soprattutto verso il mondo di piccole folksinger dimenticate come Vashti Bunyan, nei primissimi anni 70 autrice di uno struggente album acustico supervisionato dallo stesso team che seguiva le mosse di Nick Drake e che proprio grazie alla “pubblicità riflessa” di Devendra tornerà ad incidere, dopo 35 anni di assenza. Un intero mondo in realtà si schiude dopo l’esplosione del fenomeno Banhart: dimenticati bauli di folk americano e inglese dei primi del secolo vengono riaperti e dati in pasto alle masse. Lui è il nuovo Messia del folk rurale, è il Dio che apre le acque dell’indie rock per farci passare dentro una folla di hobos e buskers che credono nello stesso Testo Sacro: Jana Hunter, Joanna Newsom, Vetiver, Diana Cluck, Troll, Jack Rose sono alla guida del popolo New Weird. Strettamente legato, non solo per simultaneità temporale, al suo altro disco del 2004, Niño Rojo vive di queste piccolissime cose, affascinando grandi e piccini con i girotondi e i carillon di Wake Up Little Sparrow, Little Yellow Spider, Sister o HorseheadedfleshWizard. È il Devendra più dimesso e discreto, sofficemente allucinato e per nulla ambizioso, prima della parziale “svolta” di Cripple Crow. E’ bello sapere che mentre chiudiamo gli occhi lui è lì, nell’angolo della nostra stanza, a suonare per lui e per noi le sue filastrocche sghembe e stonate.

 

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

Devendra-Banhart

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