DINING ROOMS – Subterranean Modern # 1 (Milano 2000)

Facile, troppo facile farsi suggestionare dai nomi di Ghittoni e Malfatti, tornare con la mente a Party Hollywoodiani e Afterhours consumati in una Milano che guardava all’America per trovare la sua identità di città fantasma, metropoli col cuore perso da qualche parte in quei tunnel metropolitani che le avevano ripulito le viscere e sgombrato l’anima. I tempi sono cambiati, ci ricordano i Dining Rooms, e Subterranean Modern è il suono della Milano di oggi, la Milano città d’Europa, cancello automatico a ponte vacillante di un Mediterraneo che guarda a Bruxelles, la Milano nodo del mondo che verrà, la Milano capitale d’Italia suo malgrado, la Milano dalle vetrine accecanti e delle donne in carriera, dei metrò iperveloci e dei McDonald’s® sovraffollati, dei serpenti di tangenziali che non portano da nessuna parte, la Milano dove si fanno le sfilate, dove si fanno i talk show, dove si fanno le tendenze. La Milano dove si fanno.

La Milano da brivido narrata dal Gaber in fuga dalle sue stesse paure (Occhi neri), popolata dalle tribù di fin du siecle (Hip Hop Hippies), avvolta dalle tende di nebbia che salutano il mattino (Le Crepuscole Du Matin), la Milano dallo spleen infinito (Triste, solitario y final) che sa di sangue rappreso e bile.

La colonna sonora di una Las Vegas da terra di nessuno fatta di luci al neon, ventiquattrore che collidono sui gradini dei tram, fari che illuminano cosce d’ebano esposte lungo i viali e mascherine anti-smog.

Stefano Ghittoni e Cesare Malfatti hanno clonato l’anima stuprata della Milano preapocalittica, e questo è il risultato.

 

Franco “Lys” Dimauro

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