AA. VV. – Alpha Motherfuckers – A Turbonegro Tribute (Bitzcore)

L’occhio da drugo di Hans Husby lampeggia vitreo dalla copertina e il segnale è chiaro: i Turbonegro sono tornati. Non esattamente in carne, ossa e make up ma il loro spirito aleggia inquieto su questo disco sputato fuori dalla Bitzcore. Tutto il loro carico di rock ‘n roll tamarro, cialtrone e scorretto, saturo di riffoni hard e assholes si è riversato sulle 25 tracce di questo tributo.

Scontato e prevedibile, già solo scorrendo la lista dei nomi coinvolti, il risultato.

Siamo di fronte ad uno dei più bei dischi-tributo mai realizzati, una autentica dinamo elettrica.

I nomi, dicevamo. Alcuni sono di quelli che non possono mancare a una simile gangbang: figure poco raccomandabili (oddio, a me fanno più paura le divise con tanto di spilletta a mo’ di bandierina dei tesserati al Bel Partito, NdLYS) che monopolizzano il banco dei superalcolici e che rispondono ai nomi di Nasville Pussy, Supersuckers, Zeke, Puffball Peepshows o Dwarves. Gente talmente immersa nell’immaginario marcio e scurrile dei TRBNGR da permettersi anche di ricopiare passo-passo quanto suonato da Euroboy e Happy Tom e va bene uguale (vedi il calco usato dai Pussies per Age of Pamparius o dai Suckers per Get It On).

Sai già che puoi fidarti sulla parola per cui vai a spulciare tra gli altri nomi eccellenti e inciampi subito nei Therapy?. Pungenti ed ipercinetici come ai tempi di Troublegum alle prese con Denim Demon, ed è un bel viaggiare.

I QOTSA cattivi come non mai, persi dalle parti di Dungeree High, che sgommano e minchia se ti sporcano i calzoni…He’s a Grungewhore conferma invece l’eclettismo dei Motorpsycho cui qualcuno ha fatto caso solo di recente (bah…): un recitato che scorre sopra un jazz marziano.

Fedeli al loro hardcore di cemento e ferro i Ratos De Porao.

Him a me piace poco, anzi nulla. Il suo approccio al glam è distante anni luce da quello scopareccio del gruppo norvegese per cui la sua Rendezvous With Anus, con le sue chitarre imbarazzanti ed appiccicose di synths la lascio ai nostaglici di Bryan Ferry così come il romanticismo gotico di Denim Girl e Bela B la cui voce “Bowie meets Peter Murphy” non basta a salvare Are You Ready dallo sfacelo.

Le altre belle sorprese riguardano i Real McKenzies con una Sailor Man g(hi)rondante adrenalina e la Hobbit Motherfuckers dei Motosierra che, se non metti il repeat, ti esce fuori dallo stereo che manco te ne accorgi. Se non ti si è già incendiato prima.

 

                                                                               Franco “Lys” Dimauro

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