AA. VV. – There Is a Light That Never Goes Out (Speedway)    

Inviolabile. Così ho sempre considerato il repertorio degli Smiths, e a giudicare dalla gente che ci ha sbattuto il muso (con pochissime rare eccezioni come i Quicksand o gli E.B.T.G.) probabilmente non a torto. Perché le canzoni di Morrissey e Johnny Marr vibravano di quell’alchimia perfetta che è impossibile da replicare togliendo anche solo uno degli elementi coinvolti (vedi i tristi esperimenti solisti dell’uno, le estemporanee sortite dell’altro), figurarsi entrambi. Che senso può avere dunque un “tributo agli Smiths”? Perdipiù realizzato da chi, come l’editore di Speedway, la fanzine italiana dedicata al culto del gruppo di Manchester, li ha amati con tale profondità ed accanimento da dedicare loro una parte abbondante della propria vita e sa quindi di cosa sto parlando? Semplice: un atto di amore, di rispettosa devozione verso “quelle canzoni che ti hanno fatto sorridere e di quelle che ti hanno salvato la vita”. Lo sanno benissimo tutti e per primi i ventuno gruppi qui coinvolti che nessuna di queste riletture vale uno solo dei riffs di Johnny Marr, uno solo degli aforismi di Morrissey e che mai nessuna cover potrà sostituirsi all’originale nel cuore dei molti amanti del repertorio smithsiano. Perché gli Smiths chiedevano, senza volerlo, tutto. O dedizione totale, o antipatia cieca e disperata. Lo sapevano certo già prima di metter mano sopra a ognuna delle tracce qui presenti. Eppure eccoli lì, a omaggiare gli eroi del pop inglese, ognuno a proprio modo con risultati, cercando di farne una analisi obiettiva e quindi decontestualizzandoli da quanto sopra espresso, il più delle volte apprezzabili. Dunque rinviato, poi rinviato e quindi ancora rinviato, quando il suo destino sembrava essere quello di venire sbriciolato e dissolto in polvere nelle varie uscite autoctone delle bands coinvolte (è già successo con 3 A.R.M., Ossessione, Sybil e coi Divine che non hanno resistito alla tentazione di includere Death of a Disco Dancer nella ristampa del loro debut album, NdLYS), eccolo infine il tributo voluto da Fabio D’Antoni. La sua ostinazione ha avuto la meglio e il risultato, godibilissimo, con una parte interattiva fitta di notizie (un ricco elenco di copertine, libri, dischi, video, cover versions, curiosità, addirittura delle incisioni abrasive sui vinili, etc.) e complementare ad un libro dallo stesso titolo di prossima uscita, è ora tra noi. Andando nel dettaglio, tra le vette del disco spicca il sussulto hardcore dei disciolti Eversor con una versione maestosa di I Want the One I Can’t Have che sono certo il giovane Morrissey, accanito seguace di Slaughter and the Dogs e N.Y. Dolls apprezzerebbe, bella pure la trasfigurazione ritmica operata dai Bokassa su That Joke Isn’t Funny Anymore.

Ai Northpole e agli E 102 l’onore di cimentarsi con due tra le pagine più rare e anche più belle del catalogo Smiths: Jeane e Wonderful Woman sono ancora splendide, pur tra le sfuriate low fi dei primi e il risvoltino in loop dei secondi. Peccato piuttosto che molti sembrino paralizzati dal confronto (Yo Yo mundi, Errata Corrige, More, Claudia Pastorino tra gli altri) e non aggiungano molto a quanto gli originali descrivevano e solo in pochi si arrischino a sovvertire il primitivo assetto melodico-timbrico, dando prova di fantasia e non solo di mestiere (i Monow ad esempio: William, It Was Really Nothing la riconoscerete solo dal titolo, o i Tre Allegri Ragazzi Morti che trattano Ask come gli Innominati facevano con i Doors, NdLYS).

Come in ogni operazione analoga si passa quindi da letture belle (Northpole, Mirabilia, Haggis, Le Madri, Eversor, ecc.) ad altre meno (la Meat Is Murder della Pastorino davvero bruttina) a talune semplicemente superflue e che spero spingeranno a riscoprire fuori tempo massimo una delle più grandi pop bands del XIX secolo, proprio una di quelle da isola deserta, se ce n’è ancora una su cui è possibile arrivare senza dover infilare i piedi nel bitume.

 

Franco “Lys” Dimauro

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