AA. VV. – The Rubble Collection Vol. 1/10 (Fallout)    

Dopo le abilissime variazioni sul tema Nuggets a cura della Rhino, ecco il vecchio continente prendersi la sua rivincita. Cofanetto in edizione limitatissima (1000 pezzi numerati) contenente i primi dieci volumi delle mitiche Rubble, tutte impacchettate ad una ad una come le merendine del Mulino Bianco nelle riproduzioni delle copertine originali, ma in formato slipcase. Per chi fosse completamente all’asciutto di leccornie sixties ricordiamo che le Rubble erano la collana più autorevole in materia di pop psichedelico di provenienza europea: straordinari vasetti ricolmi di marmellata freakbeat. Ovvero il beat “geneticamente modificato” dall’uso massivo delle droghe che germogliò nel Regno Unito, ma non solo, a partire dal 1967 e che la Bam Caruso documentò nei venti volumi che godono ora di questa riedizione (i restanti saranno già disponibili mentre leggerete questa rece, NdLYS). Un’orgia di pop cangiante e multiforme che mischia nomi storici (Pretty Things, Primitives, Golden Ear-rings, Wimple Wich, Spencer Davis Group) ad altri che sono pura materia per collezionisti e storici dell’epoca e che i meno esperti potranno sviscerare grazie all’agilissimo libretto interno di corredo alla confezione. E in mezzo al puzzo di muffe psichedeliche ecco spuntare prelibatissimi funghi acidi come Father’s Name Is Dad dei Fire, Revolution dei Tomorrow, Hold On dei Fleurs de Lys, Flight From Ashiya dei Kaleidoscope inglesi, Barricades dei Koobas  o Magic Potion degli Open Mind da sempre considerati a ragione dei veri gourmet allucinogeni. È l’allegoria del pop che cambia pelle, subisce una metamorfosi e muta in qualcosa di nuovo cercando ispirazioni inedite nella musica etnica, nel folk, nella musica liturgica e popolare e scavando nelle potenzialità dell’effettistica e delle tecniche di registrazione di cui dischi come Sgt. Pepper’sPet SoundsS.F. Sorrow e The Piper at the Gates of Dawn rappresentano le più valide sintesi.

Una visione da “terzo occhio” che sfocerà nelle forzature e nelle prolissità del prog-rock e che rappresenta un momento di inaudita creatività che val la pena esplorare.

           

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro

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