AA. VV. – King of the Witches (Black Widow)

“Trattare” la materia Black Widow non è roba facile.

Una soggezione alimentata dalla responsabilità di confrontarsi con uno dei repertori più “importanti” e meno banali del rock tutto.

Rischi altissimi per chi si mette in testa di giocare al tavolo della rivisitazione, dunque.

Lode quindi a chi ha accettato l’invito a partecipare a questo tributo da cui pochi escono fuori con le ossa rotte.

Invito porto dall’etichetta che al culto della vedova nera ha sacrificato anche la propria ragione sociale e cha ha messo in piedi un fiero manifesto udnerground di devozione all’universo misterico dei Black Widow, un atto di fede che mette questo tributo una spanna sopra tanti tronfi tentativi di metter su passerelle altisonanti nascoste dietro il pretesto del disco-omaggio. E’ soprattutto l’estrema coesione dell’insieme a fare la differenza, un’omogeneità di contenuti che inghiotte la frammentarietà di mille altre operazioni simili.

I Death SS sguazzano nel liquido amniotico che riempiva l’utero di un capolavoro quale Sacrifice come nell’acqua di casa propria. Personalmente non ho mai amato troppo il gruppo di Steve Sylvester ma le loro covers di In Ancient Times e Come to the Sabbat sono invece tra i momenti più alti del disco: enfatici e potenti senza sforare nell’esasperazione del metal.

Gli Standarte piegano al loro consueto stile evocativo le trame della The Sun tratta da III e gli Abiogenesi risolvono in italiano (come avevano già fatto in precedenza con In Ancient Days sul loro album eponimo , NdLYS) Mary Clarke, entrambi con grandi risultati.

Splendido pure il contributo dei Fantasyy Factoryy che colorano di luce nera King of Hearts. Poco felice invece l’omaggio dei Malombra che, fedeli al proprio stile, scelgono di ridurre il sottile gioco esoterico dei Widow ad un macroscopico esercizio di gothic metal.

A chiudere il cerchio Kip Trevor in persona accompagnato dai musicisti dei Pendragon a celebrare per l’ennesima volta la messa nera più torbida della storia del rock inglese e a riporre l’ultimo fiore in questa girandola di ricordi.

Spero che qualcuno ne regali una copia a quel giullare del Diavolo che di recenti i TG hanno insignito del titolo di Anticristo. Non ne ricordo il nome, ma lo riconoscete dalle lentine colorate.

 

Franco “Lys” Dimauro

 

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