THE JESUS AND MARY CHAIN – Stoned & Dethroned (Blanco Y Negro)

Dopo la pubblicazione di Honey‘s Dead, Far Gone and Out, Almost Gold, Sound of Speed al Drugstore ci si comincia ad annoiare. I fratelli Reid passano più tempo al pub di fronte che dentro lo studio. E quando rientrano, gonfi di birra e impasticcati come ai vecchi tempi, hanno poca voglia di fare chiasso.

Si sono stancati del rumore e pure del beatbox, dei loop di basso e dei sequencer.

Così, mentre la casa discografica preme per il nuovo album non trovano niente di meglio che presentare un disco acustico. Un disco pieno di sbadigli.

Paradossalmente il disco più pieno di gente che Jesus and Mary Chain abbiano mai realizzato, è il più desolato di tutti.

Accanto a loro non ci sono più macchine: ci sono Ben Lurie nel ruolo di bassista e Steve Monti in quello di batterista. C’è Hope Sandoval a duettare col cognato su Something Always e Shane McGowan gonfio di Guinness a ruttare su God Help Me (in quel periodo la band ha aggiunto i Pogues alla lista delle strane riletture che si diverte a suonare in studio, accanto ai Cramps, a Presley e addirittura a Prince, NdLYS). Tutto pur di divertirsi. Ma nessuno ha mai visto sorridere William e Jim Reid. Adesso meno che mai.

È un periodo di merda per la band, con i fratelli che cominciano ad odiarsi in maniera subdola ma rovinosa, una disastrosa esperienza del Lollapalooza, le incomprensioni con sua maestà Lee Hazlewood chiamato a produrre il disco e poi allontanatosi in fretta e furia dalla band dopo essere stato cacciato dagli addetti alla sicurezza nella data del tour scelta per avvicinare il gruppo e concordare data, modo e luogo e i rapporti con Geoff Travis (patron di Rough Trade ma anche della Blanco Y Negro e della Trade2, NdLYS) che stanno diventando sempre più tesi.

Non c’è più la nebbia maledetta di Darklands.

Ora c’è solo deserto, dentro e fuori dal Drugstore.

Stoned & Dethroned è la monna lisa che i fratelli Reid dipingono in questo periodo, e non è un bel quadro. Quello che lascia attoniti, al di là della scelta di una veste spoglia ed acustica (che non rappresenta in sé per sé una novità visto che i Reid amavano creare sulle chitarre acustiche salvo poi rivestire tutto con feedback o loop digitali), è verificare come i vecchi terroristi sonici siano diventati così innocui e inoffensivi. Le canzoni di questo quinto album non lasciano segni sulla pelle.

Niente, neppure un graffio, una scorticatura, una abrasione.

 

 

                                                                                    Franco “Lys” Dimauro


Stoned_and_Dethroned_cover

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