IMPACT – 80/87 (Eu ’91 Serbian League)    

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80/87. Ovvero gli anni del disgusto, delle ossa rotte e dei denti che saltano. I giorni in cui si galleggiava nella merda e si pensava di poter sputare sopra tutto e tutti. Tempi che meritano di essere raccontati, e in tanti lo hanno fatto in questi ultimi anni. Ma più che le parole, lasciamo che siano i dischi a raccontarci di quei giorni. Gli Impact da Ferrara furono uno dei nomi che attraversarono per intero il decennio caldo del movimento vomitando addosso al Vaticano, alla Polizia, alle Multinazionali, allo Stato e alle frange estreme di Destra e di Sinistra il proprio voltastomaco. Per voi, tutto il mio odio. Una frase che dovrebbe essere spruzzata sulle pareti di Montecitorio e del Quirinale e mettere a tacere ogni assemblea costituente. L’imperativo è COMPRARE. Perché l’hardcore è stata l’ unica vicenda musicale veramente esportabile nella storia del rock italiano. 

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

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THE MAGGOTS – This Condition Is Incurable (Bad Afro)

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A meno di un anno dall’assalto di Get Hooked! tornano i Maggots del veterano Måns P. Månsson con un nuovo lavoro di rumoroso garage ‘n roll.

Nove i pezzi in scaletta, cui la versione CD aggiunge i tre già presenti sul singoletto di qualche mese fa. Quindi regolatevi voi.

Il nuovo disco conferma lo stile sguaiato dei Maggots abili ad infilare la mano nell’imbuto digerente del garage punk e rigirargli le viscere. Non è una novità, negli anni se ne sono sentite a decine di bands che ahnno rivisitato con furia punk le proprie matrici 50’s/60’s ma qui tutto avviene senza forzature.

Come se infilare un assolo di Chuck Berry su un roccioso riff dei Sonics lasciando le chitarre “aperte” come su un disco dei Radio Birdman fosse la cosa più naturale del mondo.

Un gioco di innesti e rimandi infedeli eppure chiari e precisi.

Boy From Nowhere ne è l’esatto prototipo: tre accordi messi in riga con un impeto furibondo e la chitarra che stride come carcasse lanciate sull’asfalto.

Bring Me Down tira fuori il loro lato più 60’s-oriented reggendosi su quel suono fuzz slabbrato caro a gruppi come Cynics o M-80’s. Autentico nettare garage come d’altronde She’s from Outer Space.

Chicken Race with Satan è semplice esercizio rock ‘n roll mentre Cat Fight marcia su un sincopato R ‘n B dal ghigno punk.

Come se si sfogliasse la storia del rock ‘n roll facendo scorrere velocemente il pollice lungo il bordo del libro anziché lasciare l’indice, opportunamente lubrificato, appiccicato al bordo di una sola pagina.

Chiude una versione esplosiva di Texas Border dei Flamin’ Groovies.

Così, tanto per gradire.

 

                                                                                               Franco “Lys” Dimauro

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