THE PREACHERS – Preachin’ at Psychedelic Velocity (Teen Sound) / THE HANGEE FIVE – Unpleasantly Yours (For Monsters)

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I Preachers sono italianissimi ma predicano gli stessi sermoni dei Fuzztones.

Che sono quelli di un garage tinto di nero, spesso avvolto in spore darkedeliche e spirali ipnotiche memori del beat spiritato di Seeds e Leo & The Prophets.

Una cripta di fuzz e vibrati Vox cui My Darling ci introduce con garbo sinistro e che ci inghiotte con la grazia di un’Erinni andando a tuffarsi a piene mani nel suono californiano e texano dei mid-sixties e creando degli incastri tra l’uno e l’altro fino ad assistere ad un simbolico incesto tra i Sick Rose di Double Shot e i Beach Boys nella bellissima Wild Girl o tra gli Stereo Shoestring e i Turtles nella dolce Lovely Girl.

Intermission è uno strumentale horror-surf che taglia in due il disco incastrandosi a Turn Me Out, il pezzo scritto e suonato con Rudi Protrudi e che è in IN TUTTO E PER TUTTO un pezzo dei ‘tones epoca Braindrops.

A seguire You‘ll Never Know che si apre con un “sample” dalla Boss Hoss dei re di Tacoma e prosegue in un turbinìo di sirene e cori dal sapore rockabilly snodandosi in un beat marziale e implacabile dominato dall’organo di Scaio.

La faccia agli estrogeni dei Fuzztones, ovvero quella supervixen in latex nero che risponde al nome di Lana Loveland, è invece ospite nell’unica cover del disco, ovvero l’abusatissima 99th Floor dei Moving Sidewalks che i Preachers riaccendono di una bella furia vintage che non ricordavo dai tempi del debutto dei Chesterfield Kings, complice anche la splendida blues-harp di Valerio Tedeschi. Summer Rain e la sua schiuma di acide piogge psichedeliche chiudono il sipario su uno dei migliori dischi garage italiani degli ultimi anni, malgrado la concorrenza nuovamente agguerrita, come in pieno 1987.

Secondo album pure per i cinque impiccati cagliaritani che, nel frattempo, sono diventati quattro.

In questo caso la registrazione non conta niente. Anzi, tutto.

Nessun costoso studio, nessun ospite eccellente: tutto quello che serve è il proprio garage e qualche microfono.

Riverberi naturali e ampli che ballano l’hangee-stomp ciondolando come cadaveri al suono di questo beat-surf degli Inferi.

Quattro cover oscurissime depredate da raccolte come Texas Punk, Hang It Out to Dry e Florida Punk from the Sixties e dieci originali in perfetta tenuta da becchino. Un suono invasato e lacerante, talmente becero da rifiutare ogni compromesso col facile ascolto o anche solo con l’ammiccante surf sdoganato da Tito and Tarantulas e dai film di Tarantino. Qui, e passatemi la battutaccia, siamo proprio su un’altra spiaggia. Quella dove Tim Warren, gli Unrelated Segments, i Reasons Why, i Nobody‘s Children e i Raunch Hands imbastiscono barbecue e gare sulle tavole mentre le tettone di Las Vegas Grind! prendono il sole con le coppette di strass sui capezzoli.

Italia 2-Resto del mondo 0.

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

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