PAVEMENT – Crooked Rain, Crooked Rain (Matador)  

0

E così, nel 1994, i Pavement si giocano il Loollapalooza.

Colpevoli di aver tirato merda sul bel faccino di Billy Corgan, una mezz’oretta dopo che il lettore ha ingoiato il loro secondo album.

Ma gli Smashing Pumpkins vendono molto di più, all’epoca. E incidono per la Virgin. Quindi, sono loro a dettare le regole.

Billy si segna le parole di Range Life nella sua agenda e promette vendetta. 

E la ottiene.

Crooked Rain, Crooked Rain viene ricordato per questo.

Oltre al fatto di contenere la prima canzone dei Pavement che è possibile cantare: Cut Your Hair (operazione replicabile con la bellissima Unfair, scartavetrando ulteriormente le corde vocali).

È il 1994, e i Pavement si consacrano, umidi di pioggia, come la band indie definitiva di quella stagione.

A dispetto di canzoni che sembrano potersi polverizzare da un momento all’altro, sembrano destinati a durare per sempre.

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

 

2770374-1

Annunci

THE ROLLING STONES – Goats Head Soup (Rolling Stones)    

0

A dispetto della follia e della sporcizia rock ‘n roll che saturava Exile on Main St., Goats Head Soup appare come un disco fin troppo ordinato e strutturato, segnando l’ inizio della più vistosa parabola discendente nella carriera dei Rolling Stones.

Un tuffo ispirativo ancora più profondo se si pensa alla tetralogia che l’ha preceduto e che lascia, paradossalmente, ai loro epigoni newyorkesi (leggasi New York Dolls) campo libero per imporsi come i più credibili paladini del vecchio suono stonesiano. Registrato in Giamaica tra la fine del 1972 e la calda primavera dell’anno successivo, negli stessi studi in cui è appena stato inciso un discone come Funky Kingston di Toots & The Maytals, Goats Head Soup vede le comparsate di un gran numero di musicisti (Billy Preston, Nicky Hopkins, Bobby Keys, Ian Stewart, Jimmy Miller, Chuck Findley, Kwaku Baah) e, sebbene alla fatta dei conti non tradisca del tutto quelli che sono gli ingredienti basici della ricetta stonesiana (boogie, rock ‘n roll, blues, honky-tonk, country) suona come un disco svogliato e privo di unghie, con un Keith Richards defilato se non del tutto assente.   

Innescata la miccia del mito, gli Stones sembrano voler cavalcare adesso il comodo ronzino dell’ordinario, scalando le classifiche al passo basculato e sicuro di una ballata stucchevole e stereotipata come Angie.

Il vespasiano di Beggars Banquet è stato ripulito dalle scritte più oltraggiose.

Steve McQueen ritira la sua denuncia.

Gli Stones diventano inoffensivi.   

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro    

 

 

6753566425_6c079501d9_z