SIOUXSIE & THE BANSHEES – Through the Looking Glass (Polydor)

A pochi mesi da Kicking Against the Pricks” un altro album di cover d’autore arriva sul mercato. Privo della stessa intensità che emergeva dal disco di Cave, Through the Looking Glass segna però una nuova flessione ispirativa nella storia dei Banshees.

È l’abbattimento dell’araba fenice che si era librata in volo con l’elegante e suggestivo album dell’anno precedente. Un figlio nato morto, costretto alla nascita dagli ostetrici della Polydor in un momento in cui l’ispirazione creativa della band è a livelli bassissimi. La scelta controversa e in qualche modo indotta di realizzare un disco di pezzi altrui si rivela un escamotage commerciale ma anche un doppio fallimento dal punto di vista creativo.

Molti i pezzi scartati e una decina quelli che vengono scelti per allungare la scaletta. Ma non si salvano ne’ i primi ne’ gli altri.

La superficie di Through the Looking Glass non trasuda nessuna emozione e non riflette nessuna profondità. Quello che avrebbe potuto essere una simbolica via crucis del calvario musicale della band (Little Johnny Jewel dei Television era un classico dei loro sound-check, NdLYS) si risolve in un disco incolore che si ferma a un passo dal patetico e ad un centimetro dal grottesco quando ci si parano davanti le trombette trionfali di The Passenger in un fallimentare esercizio (in)degno di stare sui dischi dei Mighty Mighty Bosstones.

Mancano le ombre macabre dei loro dischi ossianici, manca la magniloquenza barocca delle loro prove più psichedeliche, manca l’abominio gotico dei primi capolavori e manca pure la coloritura pop che aveva aggraziato le forme dei loro dischi meno ostici.

Mancano Siouxsie and The Banshees.

Non serve a nulla tormentarsi sperando che davanti a quello specchio Siouxsie si tolga tutto il superfluo e ci mostri la sua foresta gotica o che si infilzi il cuore con uno stiletto strofinato nell’aglio ponendo fine alla sua agonia. Through the Looking Glass è solo la superficie dove va a depositarsi la condensa del suo alito. E anche quella dei nostri sbadigli.

 

                                                                                                Franco “Lys” Dimauro

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