SUICIDE – Suicide (Red Star)    

Lo metteremo nello scaffale del punk.

Per comodità e per abitudine.

Come quelli che si ostinano a riporre Il Mucchio tra le riviste di musica.

In realtà col punk vero e proprio il debutto dei Suicide c’entra poco e nulla, se non per il fatto che il duo newyorkese fosse, all’epoca, la band underground più odiata dai punk stessi.

Suicide, il disco, è un album che suona come il cadavere di Gene Vincent divorato dalle larve sarcofaghe.

O, se preferite gli accostamenti musicali, i Throbbing Gristle che rifanno i Cramps.

Prima che esistessero gli uni e gli altri.

Un raccapricciante rosario di cicale sintetiche, sciabordio di elettricità statica e  rantoli strozzati di un infoiato quindicenne alla sua prima seduta di autoerotismo.

È il riadattamento sinottico e meccanico della psichedelia ossessiva e concentrica dei Seeds, opportunamente scuoiata ed eviscerata di ogni sentimento o desiderio.

Il sibilante sintetizzatore di Martin Rev e la singhiozzante voce di Alan Vega producono uno dei più eclatanti corto-circuiti della storia della musica moderna.

Alle 20.37 del 13 Luglio del 1977 New York piomba nel buio più totale, finchè le luci dell’alba non vengono a riprendersela, devastata.

 

Franco “Lys” Dimauro

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