DOME LA MUERTE – Poems For Renegades (Japan Apart)

Il primo applauso voglio farlo a Francesco Pelosi, che su questo disco non suona un cazzo, ma vale quanto gli altri. Sono sue le foto del libretto che corredano il cd. Come se a qualcuno importasse ancora fare dei dischi con la cura con cui si dovrebbero porgere al pubblico. Come se a qualcuno importasse ancora che i dischi abbiano una copertina. Come se a qualcuno importasse ancora dei dischi.

Dome però non ha mai smesso di farli. Mai da solo, sempre in tribù. Anche ora che ha deciso di mettere solo il suo nome in copertina, attorno al fuoco ha chiamato un po’ di amici: Maurizio Curadi, Bonnie Von Vodka, Lorenzo Carpita, Paolino Favilla, Lance Helson, Salvo Sequino, Matteo Gioli, Claudio Bianchini, Marco Marini e tanti altri. Anche donne. Alcune vestite, molte nude. Come lui.

Perché è sempre un po’ quello il senso di un disco acustico no? Esibirsi nudo, senza scudi. Dome poteva farcela, perché quando sei nudo, puoi fare affidamento solo su due cose: o il tuo cuore o il tuo pisello.

E devi essere sicuro di averli sempre messi nel posto giusto, per poterli esibire.

Ora non so dove lui abbia sistemato il secondo ma in quanto al primo, potrei garantire perché la sua carriera e il suo tocco valgono come prove, anche davanti a una corte d’Assise. Pur con queste premesse però Poems For Renegades non è un disco perfetto, appollaiato tra Dylan (Billy One, scritta da lui medesimo per il film su Pat Garrett), country music (Talkin’ Truck Stop), flash western (Renegade Song, il migliore tra gli strumentali che sono disseminati su tutto il disco, NdLYS), stomp blues (Blue Stranger Dancer) e una deliziosa forma di storpia folk song psichedelica che in They Will Fall raggiunge vette di grande lirismo grazie alla sovrapposizione di sitar, armonica blues e la chitarra a 12 corde del preziosissimo Curadi, ergendosi a capolavoro del disco assieme al conclusivo raga di Drops che si riannoda proprio a quel concetto di psichedelia da giungla che fu degli Steeple Jack (anche se qui il Curadi è assente) e alla curiosa cover dei Ramones che la precede.  

Altrove (Shine On Me, Tonight It‘s Raining, Poem For Alex) riaffiorano alla mente certi angoli acustici dei Flor De Mal che alcuni (pochi) non hanno mai dimenticato.

Eppure, in tutta questa grazia di Dio, Poems For Renegades suona un po’ irrisolto, come se gli fosse mancato del tempo, come una torta tirata via dal forno un po’ troppo in fretta. O forse sono io che non mi siedo più a tavola con l’appetito di una volta….

 

 

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro

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