JULIAN COPE – Peggy Suicide (Island)    

Mentre la Island decide cosa farsene della cacca che Julian Cope continua a mettere su nastro (i primi finiranno su Skellington gli altri su Droolian, entrambi “adottati” da Pete Flannagan per la sua Zippo Records, NdLYS) senza comprendere che evacuare quella merda era necessario al folletto di Liverpool per sanare la lacerazione umana ed artistica che lo sta tormentando dalla svolta “pop” di Saint Julian e che è naufragata in un mare di spazzatura commerciale con My Nation Underground, Cope si brucia occhi ed orecchie leggendo quella che in seguito definirà in più di un’occasione la sua Bibbia Sacra (il seminale Guitar Army scritto nel 1972 da John Sinclair che teorizzava sulla rivoluzione insita nel rock ‘n roll), le visionarie dissertazioni di Lester Bangs e la filosofia mistica di Gurdjieff e ascoltando per ore, giorni, settimane, mesi montagne di dischi di Stooges, Sly and The Family Stone, Guess Who, MC5, Funkadelic.

Sono queste le Psychotic Reactions e il Carburettor Dung su cui Cope ha deciso di preparare il ritorno in grande stile sul mercato ufficiale.

Un disco, anzi due, intrisi di spiritualità, politica, panteismo e visioni apocalittiche.

Un disco, anzi due, gonfi di funky cosmico, di psichedelia narcotica, di rock ‘n roll vigorosi, di rumori elettrici e di scandagli da sottomarino, di pistoni saturi di benzina e di bonze che trasudano acqua.

È il momento esatto in cui Cope può coronare ogni suo sogno di gloria, anche il più ignobile e volgare. L’attimo in cui il suo telefono tuona di proposte oscene avanzate dalla Levi‘s o dalla Capitol per avere la sua musica inedita dentro uno spot o sulla comoda corsia di una colonna sonora.

L’istante in cui tutti, compreso Robert Plant, lo indicano come la vera “nuova cosa” della musica inglese.

Eppure Julian preserverà la fiera bellezza di East Easy Rider o Drive, She Said per il suo pubblico più fedele, custodendone il dolore e l’amore che le ha generate, primo fra tutti il ricordo fraterno dell’amico Pete DeFreitas la cui immagine di tenero Easy Rider era stata immortalata per sempre sul video di China Doll, appena un paio di mesi prima dal tragico incidente che lo porterà via per sempre.

Stanno qui dentro, accanto ad altri piccoli miracoli come Beautiful LoveSafesurferLeperskinHanging Out & Hang Up on the LineLas Vegas BasementHeadNot Raving But Drowning, tutte sospese tra passato e futuro.

Ancestrali ed attuali a un tempo.  

Sanno essere comode, eppure riescono ad essere inquiete ed inquietanti.

Julian Cope si plasma come lo sciamano del nuovo decennio.

Peggy, muore.  

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro 

 

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