THEE HYPNOTICS – Come Down Heavy (Cherry Red)

Giustizia è fatta, dopo venti anni.

A Simonetta Cesaroni è andata peggio, per cui consoliamoci.

Sarà che Jim Jones è tornato a radere al suolo l’Inghilterra con la sua Revue o sarà frutto di chi lo sa quale scelta manageriale fatto sta che per l’inaugurazione della nuova partnership tra Beggars Banquet e Cherry Red si brinda col Sacro Graal degli Hypnotics e la reissue del loro primo album in studio.

La foto di copertina sembra uno scarto dai provini di Ed Caraeff per la cover di Fun House. Sono bellissimi e maledetti.

Infilarcisi dentro significa trovarsi nella Detroit a cavallo tra i ’60 e i ’70: Stooges, MC5, Death, Frijid Pink, Amboy Dukes, Frost.

Blues sfigurato dai volumi altissimi e da distorsioni talmente violente da renderlo deforme, come avevano già fatto nel Michigan ma come avevano pure intuito Hendrix, i Blue Cheer e i New Yardbirds. Se ne accorgono prima Phil May e Dick Taylor dei Pretty Things che accompagnano la band su Bleeding Heart, poi tutti gli altri: Thee Hypnotics sono la cosa più pesante e vicina allo spirito fracassone del rock ‘n’ roll partorita da Albione in quegli anni. Una roba che mette soggezione ancora oggi.

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

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