THE STREETWALKIN’ CHEETAHS – Live on KXLU (Triple X)

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La promozione infame di cui soffre in Italia la Triple X, unita alla mole industriale di dischi che affolla mensilmente gli scaffali, rischiava di oscurare una delle uscite eccellenti di questi ultimi mesi. Dopo due studio-albums per la Alive, i losangelini Streetwalkin’ Cheetahs decidono di documentare su disco il fuoco che incendia i loro live-show. Se avete seguito il filo che dalla Detroit tardo-Sixties ha attraversato la Sydney a cavallo dei due decenni successivi per approdare alla Svezia di questo fine secolo, allora dovrete allungarlo adesso fino alle coste californiane.

Live on XKLU è un disco dal tiro micidiale, roba che ti mette una miccia al culo e te lo fa saltare come una bomba all’idrogeno. Sono i comignoli industriali della Motor City che stampano in cielo pennellate di veleno. Furioso e deflagrante, il suono dei Cheetahs è un corrosivo tuffo nel fiume magmatico del rock ‘n roll intenso di marca MC5. Ascoltate il sax delirante di Vince Meghourni affondare nell’elettricità che scorre fuori dai fili di Built to Speed prima di riemergere con addosso la smorfia mongola di Fun House o il coito chitarristico di Lookin’ at You (MC5, appunto) e capirete come è possibile che un disco faccia lo stesso effetto di due chiappe ben tornite. Le tre tracce che stanno sul CD bonus sono invece il risultato dell’orgia consumata dai Cheetahs sul letto di Wayne Kramer con il sax di Angelo Moore (lisca strappata allo scheletro di Fishbone, voracissimo squalo dell’oceano quasi prosciugato del crossover metal-funk, NdLYS) eletto a simbolo fallico scivoloso e infallibile e se aveste ancora dei dubbi sull’esito del copulato, vi bastino gli otto minuti di I Want You Right Now per farvi ricredere sulle sorti dell’invenzione più eccitante dopo quella biblica della donna. Qui scorre elettricità allo stato brado. E attenti a non ficcare le dita nella presa.

                     Franco “Lys” Dimauro

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ON TRIAL – New Day Rising (Delerium)

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Se, come me, giocate la vostra partita col rock ‘n roll su un tappeto verde ai cui bordi stanno 13th Floor Elevators, Kyuss, We the People e Monster Magnet, allora questo disco è il biliardo che DOVRETE provare. On Trial toccano tutt’e quattro le sponde fermando la biglia al centro, pronti per un nuovo lancio. New Day Rising, quarto album per il gruppo danese, NON è un disco stoner malgrado le chitarre kyussiane che affiorano un po’ dappertutto spingeranno di certo qualcuno a farvelo inghiottire come tale.

È piuttosto il Texas spastico degli Elevators e degli Stoics trasportato sulla superficie lunare. E non fatevi ingannare dalla copertina disegnata da Dan Abbott (grafico dei Kula Shaker, NdLYS) perchè esiste una maniera di suonare psichedelia alle porte del 2000 e un modo manieristico per farlo, a voi e soltanto a voi la scelta. Era da tempo che non consumavo un disco con tale avidità: ascoltate la sequenza Pot of Gold/Long Time Gone: come se ad un tratto i Monster Magnet si fossero svegliati dall’ibernazione seguita a Spine of God e avessero fuso le loro visioni al suono compresso dell’armata Kyuss di Blues for the Red Sun. E che dire dell’attacco fuzz di Cast It Aside? È l’universo permeato di kerosene dei Gonn che si trasfigura in un incubo stoogesiano potentissimo, vorticoso, terribile. Do You See Her vi sommergerà con un organo Vox che si stende pesante come un sudario sotto vortici fuzz. Il Rudi Protrudi di Braindrops avrebbe dato il culo per scrivere un pezzo così.

La title track ha invece lo stesso fascino mantrico del delirio circolare di una Venus in Furs sciolta negli abissi spaziali di Dave Brock (ricordate la Space Is Deep sul Doremi Fasol Latido degli Hawkwind?).

Semplicemente il miglior trip cui vi possa capitare di incappare in questi tempi.

Franco “Lys” Dimauro

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