THE LOFT – Magpie Eyes 1982-1985 (Rev-Ola)

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Prima di convertirsi al cannibalismo cinedelico come Wisdom of Harry ci fu un tempo in cui Pete Astor era annoverato tra i geni dell’indie-pop inglese. Erano i primi anni ‘80 e i suoi 7inches con i Loft prima e i Weather Prophets subito dopo svettavano davanti a quelli di gente come Smiths, James e Jesus & Mary Chain sulle boe indie inglesi. Si disse allora che Alan McGee in persona avesse costretto la band a sciogliersi per fare di lui un hitmaker solista ma non fu così che andò. Il suono? Era quello tipico di molte guitar-bands di allora, tutto giocato sull’asse Lou Reed/Tom Verlaine ma strappati ai loro incubi metropolitani e riadattati al grigiore esistenziale tutto inglese (ricordate i Josef K?) intellettualizzandoli n un contesto da adolescenza schiva ed inquieta. Il rock si infilava nelle camerette, sacrificando le alcove per gli scrittoi. 

        

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

PYRAMIDIACS – Teeter Totter (Off the Hip)

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La rinomata cucina pop Australiana ha sfornato negli anni dischi divenuti ormai dei classici accertati come At First Sight… degli Stems, From Now On dei Crystal Set, Blow Your Cool! degli Hoodoo Gurus o Starfish dei Church ma anche una serie infinita di “piatti” ritenuti minori soprattutto a causa della loro scarsa reperibilità che ne avrebbe tarpato il potenziale commerciale ma anche perchè venuti fuori in un periodo scomodo in cui, a parte rare eccezioni, l’attenzione verso ciò che proveniva dalla terra dei canguri era quasi completamente scemata.

È questo il caso di Teeter Totter, secondo album dei Pyramidiacs dei futuri Finkers Mick O’Regan e Mickster, disco realizzato in Spagna per promuovere il loro tour del ’96 a fianco di Poisies e Velvet Crush e subito divenuto oggetto di ricerca da parte degli appassionati del power pop più cristallino.

È la Off the Hip a rimetterlo ora in circolo ridandoci la gioia di ascoltare un album profondamente solcato dal suono di band come Easybeats, Plimsouls e Flamin’ Groovies come provano l’agilissimo giro di Call You ‘round, i pregevolissimi coretti Simon & Garfunkel di Waiting, l’ariosa grinta pop di Out of Your Heart o Jim, la ballata di Don’t Keep It From Me.

Resto dell’idea, come dissi a proposito dell’ultimo di Michael Carpenter (che tra l’altro siede in regia nel disco in questione), che niente sia oggi più off di questo tipo di suoni, ma io una mezz’oretta così non la negherei a nessuno.

 

Franco “Lys” Dimauro

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