ELECTRIC FRANKENSTEIN – The Buzz of 1000 Volts! (Victory)

0

Quando leggerete queste righe, gli Electric Frankenstein avranno prodotto almeno altri due albums, ventisei singoli, partecipato a dodici tributi e firmato contratti con inchiostro simpatico con almeno altre sedici etichette, statene certi.

Ad ogni modo, riseravndoci di aggiornarvi su quanto avranno spinto dentro il mercato da qui ad allora, è la volta di parlare di questo disco per la Victory.

Credo che abbiate ormai familiarizzato con loro e che abbiate almeno un loro disco in casa.

Bene, questo è uguale al vostro, qualunque esso sia.

Non sto disprezzando, tutt’altro. Malgrado il presenzialismo pari solo a quello della moglie di Scalfaro, i fratelli Canzonieri riescono a tirar fuori dischi dignitosi anche se con inventiva pari a zero.

Ma ci mancherebbe….

D’altronde chi ha la pazienza di stare dietro le loro uscite sa già cosa sta comprando: un benservito di punk sborraccioso e hard rock seminale, con una certa propensione stavolta per quest’ultimo. Prendete l’iniziale The Mess spaccata in due da un assolo sabbathiano, oppure un pezzo come Dead by Dawn zeppo di riferimenti all’horror rock che fu caro a 45 Grave, Misfits e Lords of the New Church, o ancora le innumerevoli tracce che traboccano di richiami ai primi Guns n’ Roses e a tutta la scena street-rock ‘n’ roll degli anni ’70/’80. C’è da dire che la copia in mio possesso manca del missaggio definitivo per cui è probabile che in fase di screamatura qualcosa venga limato. Ma ho più l’impressione che la lordura del Frankenstein sia una scelta voluta. Quindi, non contateci.

Franco “Lys” Dimauro

 

 

 

Annunci

THE BLACK CROWES – Lions (V2)    

0

L’incontro con Jimmy Page rinvigorisce la criniera dei Black Crowes.

Il ritorno in studio dopo il lungo tour con il chitarrista inglese è foriero di belle vibrazioni e Lions saluta dei corvi in grandissima forma, nuovamente carichi di stimoli di cui le ultime prove in sala di registrazione sembravano orfane.

Se da un lato la produzione di Don Was conferisce una dinamica senza precedenti nella storia della band di Atlanta, dall’altra le chitarre di Rich Robinson ruggiscono come non mai mentre la voce di Chris si impenna in interpretazioni credibili di quel soul che ha già bruciato le ugole di Peter Green e Joe Cocker.

Archetipo della nuova formula è Come On, messa in scaletta dopo la mirabolante doppietta iniziale di Midnight From the Inside Out e Lickin’ piene di chitarre imbizzarrite che sembra difficile da tenere a bada. Oppure, sulla seconda parte dell’album, la Young Man Old Man che traccia un ideale ponte tra gli Stones di Beggars Banquet, il Santana di Abraxas e lo Stevie Wonder di Innervisions.

Cosmic Friend è invece uno dei pezzi più bizzarri e capricciosi dell’intero catalogo Black Crowes con la sua intro quasi freakbeat, il botta e risposta messo tra l’ugola di Chris e la chitarra del fratello Rich e il pianto di neonato che la conclude.

La sezione ballate, da sempre una delle più rigogliose dell’albero dove i corvi vanno a poggiare le zampe, si arricchisce delle fronde morbide di Miracle to MeLay It All On MeLosing My Mind mentre la Soul Singing suonata da Rich su una delle fantastiche creature metalliche di James Trussart, regnerà sovrana e imperitura su tutto il catalogo Black Crowes degli anni Zero.

Benvenuti nella giungla, uccellacci della malora.

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro 

1_000000001954