THE CRAMPS – Look Mom No Head! (Enigma)

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Sono sempre le curve pericolose di Ivy Rorschach a introdurci al decimo album dei Cramps, ed è ancora lei a curare la produzione del disco, con la stessa convinzione del precedente anche se stavolta sembra essersi spenta la luce sinistra che illuminava Stay Sick e, nonostante lo spettacolo porno messo su da Lux e Ivy abbia i suoi momenti di coinvolgimento ormonale, stavolta ci scappa qualche sbadiglio. Look Mom No Head! sciorina il classico campionario di nefandezze crampsiane (mugugni ansimanti, vibrati rockabilly, latrati licantropi, ritmi della giungla, poster pornografici e locandine horror) infilando stavolta pure un cameo ad effetto come quello con Iggy Pop scelto per la cover di Miniskirt Blues dei Flower Children.

Eppure, per la prima volta, tutto sembra posticcio.

Come se i Cramps fossero rimasti imprigionati nelle loro bare mentre i vermi cominciano a masticare della loro carne. Accanto ai corpi di Lux Interior e Poison Ivy stavolta giacciono quelli dell’ambiguo Slim Chance e quello di Jim Sclavunos, ex compagno di viaggio di Tav Falco e in seguito braccio destro e braccio sinistro di Mr. Nick Cave. Il selvaggio safari crampsiano si trasforma in una visita al parco zoo, tra gli scimpanzé costretti a masturbarsi in gabbia e i puledri che si accoppiano in pubblico per gli obiettivi dei giapponesi coi cappelli di feltro che scendono molli sulle umide teste gialle. Do not feed the animals.

 

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro 

 

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THE ZOMBIES – The DECCA Stereo Anthology (Big Beat)    

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Sono certo che pochi tra i nostri lettori ricordano o conoscano gli Zombies, ecco perchè al di là del vezzo che la Big Beat ha assecondato nella stesura di questo doppio CD (ovvero portare alla luce le versioni stereofoniche delle takes registrate da Argent e soci per la Decca tra il ’64 e il ’66), mi pare importante parlarne come di una ghiotta occasione per avvicinarsi al suono stiloso della band inglese. Il loro beat era permeato da ghiotte infiltrazioni pop/jazz di gran classe (e anche di grande ruffianeria, in verità), giocato su un buon uso dell’organo e maestria vocale che dava loro un tocco chic che più tardi verrà in parte rivalutato dai cacciatori di chincaglieria vintage di jazz acido, nonchè dai fans di Austin Powers. A me il loro beat languoroso e ben rifinito non dispiace, soprattutto per una colonna sonora rilassante ma non stuccosa.

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

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