500ft OF PIPE – Dope Deal (Beard of Stars)

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Eccolo, il disco stoner che aspettavo. Artwork impeccabile e dentro, un suono che ti taglia in due, letteralmente. E te ne accorgi subito, non appena attacca il fuzz epilettico e furioso di Detroit City che i 500ft of Pipe hanno dedicato alla loro città d’origine: sono i Monster Magnet di Superjudge fusi con i migliori Fu Manchu. Devastanti. Un maelstrom di distorsione che ti inghiotte fin dentro le viscere della terra. Suoni di chitarra pressati e supersaturi come gas dentro una camera di compressione, roba che fende gli speakers e ti arrostisce le cavità auricolari, una bella voce finalmente lontana dai modelli Black Sabbath/Kyuss, un buon uso di tastiere vintage opportunamente filtrate e compresse per sopperire alla scelta di eliminare il basso dall’economia del sound del terzetto. Pura violenza elettrica incuneata tra le spire di nove brani e una cover immensa di Sunshine Superman trasfigurata in una ballatona cosmica, Donovan a cavallo del suo delfino che si trasforma nell’immagine del Dr. Spock che prende quota lampeggiante di luce riflessa. Puro nettare space rock, un delirio di onde elettromagnetiche che spumano come sale misto ad olio di paraffina. Se state cercando un’alternativa agli sbadigli di una scena che sta collassando su se stessa o se a quella scena volete avvicinarvi con la smania di venirne travolti, questo è il vostro disco.

 

Franco “Lys” Dimauro

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MEDESKI, MARTIN & WOOD – Last Chance to Dance Trance (Gramavision)

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Leggi il titolo, te lo srotoli tra i denti un paio di volte e già assapori la musicalità di cui è imbevuto lo stile dei doppia-M doppia-V.

Jazzisti dall’anima bastarda, MM&W hanno intuito che fare musica “colta” non significa chiudersi nel settarismo più sterile ed elitario ma contaminare il proprio linguaggio mescolandolo ad altri. E per questo sono andati “a letto” con tutti, da John Zorn all’Iggy Pop del recente Avenue B passando per David Byrne e le pellicole di Wim Wenders portando dappertutto le sincopi del loro jazz dominato dal piano elettrico di John Medeski, capace di rileggere Marley o Thelonius Monk e di far rivivere lo spirito di Booker T and The M.G.’s con gusto impareggiabile e sublime.

Se non li conoscete ancora, avete quest’altra “chance”. Speriamo non l’ultima.

 

                          Franco “Lys” Dimauro

 

 

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