KIM FOWLEY  

Ogni tanto qualcuno alza il culo dalla sedia e se ne va.

Che il rock dicono che è morto e invece muore solo chi ne ha fatto quella storia fantastica che ancora oggi ci affascina come bambini davanti alle favole dei fratelli Grimm.

Kim Fowley era uno di questi. Uno che di storie incredibili ne aveva, da raccontare.

E che è passato attraverso la storia della musica contemporanea in maniera così tenace e persistente da togliersi lo sfizio di inaugurare gli anni Sessanta sparando al primo posto delle chart una canzone idiota come Alley Oop (una di quelle cose per cui Ringo Starr gli sarà grato per tutta la vita) e chiudere la carriera producendo dischi anche dal suo ultimo giaciglio (Ariel Pink, altra testa matta quasi quanto la sua).  

Poi, come dicevamo, il 15 Gennaio del 2015 Kim si alza, chiude la porta e se ne va.

Lasciandoci decine e decine di produzioni, regali e cameo eccellenti (le Runaways, soprattutto, ma anche Mothers of Invention, Gene Vincent, Seeds, Blue Cheer, Kiss, Belfast Gypsies, Alice Cooper, Modern Lovers, Paul Revere and The Raiders, Warren Zevon, Soft Machine, St John Green), tanti pessimi LP e un solo album- capolavoro intitolato Outrageous, “una striscia madreperlata di seme maschile che incolla Jim Morrison a Iggy Pop” ebbi a scriverne. E lo ribadisco qui.

Un album dove il buon gusto viene seppellito da una pioggia di insulti, mugugni, rutti, orgasmi, provocazioni, accuse, incitamento ad ogni tipo di abuso. Nel 1968.

Dopo aver incontrato i Beatles, i Byrds, Jimi Hendrix, Eric Clapton.

Voleva morire dopo una bella cena, Kim Fowley.

In una camera con le lenzuola candide.

E si augurava di finire all’Inferno. Perché aveva paura che in Paradiso avrebbe incontrato Pat Boone e gli Osmonds.

Dio voglia che sia stato così.

E anche se ora pensate di potervene dimenticare, prima o poi lo spirito di Kim tornerà in qualche forma che non ci è data sapere. E vi piscerà nei cornflakes.

 

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro

 

Brad Elterman Iconic Archive - File Photos

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