ONE-MAN BAND

One man band: l’uomo-orchestra.

La macchina perfetta.

Dita, testa, bocca, piedi, braccia e gambe che si muovono seguendo l’istinto primordiale per il ritmo. Organi vivi in un organismo vivo.

L’arte di bastare a se stessi. Sempre e comunque.

Una esigenza che, prima di essere artistica, è tuttavia economica.

La figura dell’one-man band nasce infatti assieme a quella del busker, dell’artista di strada, del musicista vagabondo. Gente capace di fare di necessità virtù e della virtù un’arte.  

L’one-man band è un uomo libero. E come tale può permettersi di dire quello che vuole, quando vuole, con ogni mezzo che ha a disposizione.

È questa figura rivoluzionaria e solitaria ad essere adottata agli inizi del XX Secolo da altri uomini soli e ribelli: i bluesmen e i folk singer sono le prime one-man band dell’era moderna. Le chitarre diventano armi per uccidere i fascisti e l’armonica un grido di dolore che ricorda lo stridere delle ruote d’acciaio dei treni carichi di merce nera sulle rotaie della First Transcontinental Railroad.

Doctor Ross, Joe Hill Louis, Tex Williams, Bob Dylan, Jimmy Reed, Hasil Adkins sono i predicatori che danno vita alla nuova immagine dell’uomo-orchestra, quella che influenzerà i moderni cantastorie armati di chitarra, armonica, tamburello e qualche altra suppellettile. Roba poco ingombrante, da infilare dentro una valigia di cuoio logorato e una custodia a forma di donna.  Pestati a morte dalle montagne di watt che hanno dominato il rock negli anni ’70, ’80, ’90 e dei primi anni del nuovo secolo, le one-man band risorgono ammaccate e tumefatte nell’ultimo decennio, adunandosi soprattutto attorno al maniero svizzero del Reverend Beat-Man. John Schooley, il re King Automatic, Urban Junior, Delaney Davidson, Bob Log III, Zeno Tornado, lo stesso Reverendo sono i nuovi sovrani dell’onanismo rock ‘n roll.

Teppisti che salgono sul palco e ti rovesciano addosso la loro merdosa massa di rumori, flatulenze, rutti e parolacce per invitarti poi a proseguire la festa nei camerini, dove la one-man band diventa un’orchestra a due, tre, quattro corpi.

Perché anche se i fascisti non sono ancora tutti morti, vale sempre la pena fermarsi un po’ per scoparsi una bella figa e insegnarle a cosa serve la destra.  

 

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro 

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