THE LORDS – Hang On (L.O.T.N.C.)

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In sordina rispetto a quanto sarebbe stato lecito prevedere esce questo nuovo CD dei riformati Lords (of the New Church). Chi praticava fisicamente e mentalmente i posti “alternativi” che negli Ottanta traboccavano di darkettini dai capelli impiastricciati (che ne so, il Qbò di Bologna tanto per dire di uno) ricorderà l’entusiasmo che accoglieva brani come Fresh Flesh, Kiss of Death, Johnny Too Bad o Russian Roulette quando venivano sparati sulla folla. Nonostante opinabili scelte di arrangiamento che affievolirono l’impatto di alcune loro cose, credo vada riconosciuto ai loro tre dischi ufficiali la capacità insolita di mettere un po’ d’accordo tutti, gli amanti del gotico e quelli del r ‘n’ r più sanguigno, del rock epico e della new-wave elettrica. Del resto gente come Stiv Bator, Dave Tregunna, Nick Turner e Brian James non poteva sbagliare più di qualche tiro. I Lords di allora (si fa per dire, Nick Turner e, ovviamente, Stiv non fanno più parte del gioco) li ritroverete in pezzi come Where Are You Now? o Hashashin. Ma preparatevi pure ad ascoltare una band che prova, forse senza la convinzione necessaria, a mettere del nuovo dentro una formula fin troppo ovvia: ecco allora spuntare i toni reggae di The Devil You Know o il rumore deflagrare dall’ interno in un pezzo come Baby Babylon. I “fedeli” della Nuova Chiesa ascoltino pure, ma i nuovi adepti optino per le recenti reissues del vecchio materiale.

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

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TUXEDOMOON – Pink Narcissus (Crammed Discs)  

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Romantica e decadente come l’ultimo volo di una falena tramortita, la musica dei Tuxedomoon torna a volteggiare sopra le nostre teste, con l’intento di vestire il corpo nudo di Bobby Kendall, l’altra farfalla notturna che sbatteva le sue ali su Pink Narcissus, il film di James Bidgood a suo tempo “musicato” da Prokofiev e Mussorgsky. Un immaginario, quello evocato dalla pellicola di Bidgood, dove i pionieri dell’avanguardia new-wave di San Francisco si sentono perfettamente a loro agio. La band californiana è stata da sempre permeabile alle suggestioni della settima arte e questo nuovo lavoro ne è l’ulteriore conferma.

Pink Narcissus si colloca infatti tra le opere migliori dei Tuxedomoon, rimanendo fedele ai canoni estetici ed estetizzanti della loro musica che unisce fumi sintetici ed ombre jazz creando una sequenza mirabile di visioni metropolitane evanescenti e noir che si susseguono per i cinquantaquattro minuti di questa lunghissima successione di brani quasi integralmente strumentali in cui il clarinetto di Steven Brown, il basso di Peter Principle, la tromba di Luc van Lieshout e il violino di Blaine L. Reininger si lusingano come amanti su lenzuola ancora bagnate d’amore. Pink Narcissus si snoda dunque secondo i vecchi clichè del suono Tuxedomoon, con i soliti nobili rimandi alla musica da camera, al rock teutonico, a certi crampi KingCrimsoniani.

Soffia malinconia. Sull’India, sulla Yugoslavia, sulla California, sull’Abissinia, sugli Urali e sui Pirenei. I Tuxedo la raccolgono dentro il loro imbuto e ce la sbuffano addosso. Di nuovo.   

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

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